Sulla carta sembrava un’impresa impossibile montare uno spettacolo partendo da un’antologia di aforismi sul bere (sia a favore che contro) presi da autori di tutti i tempi e di tutti i paesi, più alcuni inventati dagli autori e sparsi qua e là in perfetto stile situazionista. Renzo Sicco, con l’ausilio dei suoi attori, ballerini, suonatori, mimi, ha vinto la scommessa, partendo dal presupposto che il vino, oramai, più che bevuto, è “parlato”. Le chiacchiere intorno al vino lo avvolgono in una galassia di parole, in parte sensate, in parte aria fritta, in parte semplicemente deliranti. Lo sappiamo per esperienza. Le bottiglie di vino pregiato sono l’emblema del regalo riciclato: le riceviamo in dono e le mettiamo da parte per la prima occasione che si presenta di fare a nostra volta un regalo. Gli invitati ad una cena portano al padrone di casa bottiglie che non si potranno bere quella sera stessa poiché il trasporto, per quanto sia stato fatto con ogni precauzione, ha agitato il vino. “Sarebbe un vero peccato berlo subito”, dice il padrone di casa, “il vino deve ambientarsi e le bottiglie essere stappate qualche ora prima, per apprezzarlo in tutto il suo bouquet”. Le bottiglie sostano per qualche tempo nella nuova casa per riprendere il loro cammino verso la prossima cena. Dicono che se i torinesi alla stessa ora di un certo giorno versassero nel lavandino tutto il barolo che hanno in cantina le acque del Po diventerebbero rosse. Dal libro di Ragagnin e Remmert Assemblea Teatro, con la consueta levità ed eleganza, ha allestito una rappresentazione che porta impresso il suo sigillo stilistico, con le suggestioni del teatro di figura, con richiami alla poetica di alcuni grandi teatranti dell’Est europeo (Tadeusz Kantor, Slawomir Mrozek). In sostanza la “sbronza” spogliata di qualsiasi greve connotazione realistica, è recitata, danzata, raccontata, citata. Il sipario si apre su un ambiente allestito per una festa di nozze paesana. In scena ci sono solo un cameriere e un suonatore di bottiglie e damigiane. Alla spicciolata arrivano gli invitati e i suonatori. Ci sono tutti, meno gli sposi che arriveranno quando ormai gli altri, stufi di aspettare, se ne saranno andati. E’ l’eterno gioco delle sfasature temporali, degli incontri mancati, degli slittamenti di significato, dei vuoti esistenziali da riempire con danze, simulazioni, parole d’elogio per una bevuta che non avrà luogo. E’ l’eterno girotondo della vita, senza lacrime e sangue. E’ con questo spirito che va visto e apprezzato “L’elogio della sbronza consapevole”.
Bruno Gambarotta



1 Comment »