Finalmente ci sono le foto dell’anteprima dell’Elogio della sbronza consapevole, scattate martedì sera al Castello di Cortanze da Franco Sacconier. Saranno disponibili al più presto anche on line. Clicca qui
Finalmente ci sono le foto dell’anteprima dell’Elogio della sbronza consapevole, scattate martedì sera al Castello di Cortanze da Franco Sacconier. Saranno disponibili al più presto anche on line. Clicca qui

Oltre le ripide scale nella notte racchiuse, un’isola emerge, ritagliata com’è dalla luce: tre torri coronate da merli, sulla cresta di un colle della Val Rilate. Candele a tracciare il cammino, è il Castello di Cortanze a darci il suo benvenuto, sotto un’aria che gira di vento vestita. Stretti nei primi freddi dell’anno, ascoltiamo Renzo raccontare di questo Piemonte terra di vino e vitigni, di come Assemblea Teatro, le penne Enrico Remmert e Luca Ragagnin, il Balletto dell’Esperia, i dj di Xplosiva e le Baccanti abbiano insieme distillato dalle bottiglie della sua geografia uno spettacolo da degustare. E’ l’ora dell’Elogio della sbronza consapevole: l’anteprima comincia.
E’ un cantiniere il gran cerimoniere, o forse quel Bacco che poi sorge e persuade all’ebbrezza: tutto è pronto per la festa nuziale, sull’ape arrivano anche musicisti e cantanti, ma gli invitati tardano ad arrivare. Nell’attesa il tempo si dilata, il bicchiere condiviso si alza al cielo, i calici vuoti diventano flusso di pensieri, ogni bottiglia trascina lontano. L’anfitrione intanto continua a versare: damigiane, bottiglie e bicchieri sono l’alfabeto musicale da cui partire per una drums session dal vivo che ben si presta ad essere campionata, partitura musicale per dj. Gli invitati arrivano a due a due e la loro è una danza all’alcolicità della vita, ed è come un’onda del mare, tra flutti cavalloni e maree di acque chete. L’ebrezza disegna la notte di scie luminose, un violino racconta, l’amico Patocka innaffia la terra di alcol sperando restituisca bottiglie, poi tocca agli sposi e alla loro danza segreta. Il brindisi è tratto. Ancora un bicchiere.
SE IERI SERA C’ERI ANCHE TU, raccontaci le tue emozioni prima dell’inizio, lo spettacolo dal tuo punto di vista, i commenti rubati in macchina agli amici. Se credi dacci un consiglio. Spettatori attenti e appassionati possono fare la differenza. Puoi scriverci lasciando un commento o mandando una e-mail a pdv@regione.piemonte.it
A me piacciono gli anfratti bui delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino indenne
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco
……..
Si versi il vino – subito! – a chi vuol bere:
le nostre notti non son sempre così belle!
Ma io il vino dolce come il miele so berlo con misura,
e all’oblio del sonno penserò quando ritorno a casa.
Vi insegnerò che cosa bella è il vino:
io lo so bere senza ubriacarmi.
Vi ricordiamo che domani, martedì 29 agosto al Castello di Cortanze, durante il Grinzane Festival, ci sarà l’anteprima dell’Elogio della sbronza consapevole. Se volete assistervi dovete prenotarvi scrivendo a assteat@tin.it, oppure telefonando allo 011.3042808. Intero 10 euro, ridotto 7 euro.
Dipinto di Peter Severin Kroyer – Osteria Ravello Italy

Una notte di maggio, ma forse era aprile, il padre di lei sta nascosto di dentro un barile. La moglie gli porta ricotta ed olive, ogni giorno gli dice se stare od uscire. Sulle colline si spara, si pulisce la rogna, si cercano gli ultimi da portare alla gogna. Lui lo cercano in tanti per via del mestiere che ha fatto con zelo, e anche un po’ di piacere. Dietro il bancone della farmacia in camice bianco dottore e anche spia: chi è partigiano, chi invece imboscato, chi tiene famiglia, chi va deportato, chè figlio di David, chè parla di Lenin. Chi fa borsa nera, che passi di qua, che la cassa s’ingrossa se c’è il podestà, che tiene la pancia, che tiene famiglia che tiene bisogno eieia allallà. Io ti faccio il favore, ti do il documento, il lasciapassare, il chinino, l’unguento, per poter scivolare tra le maglie, i controlli, per aver l’esenzione mi porti due polli, l’anello da sposo per avere il congedo, per chiudere un occhio, per dir me ne frego. A fare il fascista a fare il gerarca, si campa da Dio, ma si rovescia la barca. Non c’è più Benito, si aspetta tempesta, ma più fa rumore e più passa lesta. La bocca cucita, la camicia sbiadita, bisogna soltanto sapere aspettare, coi nuovi padroni trattare, blandire, saper conciliare. Si chiede perdono, si china la testa, si porta rispetto, si rialza la cresta. Poi una sera famiglia in stazione, il treno di notte, non c’è confusione, si portano in valigia l’oro e l’argento, un po’ di contanti che fanno da unguento. Si cambia un po’ aria, si riparte da capo, le mani più bianche il viso lavato. Qualche anno appartato, si compra e si tace, poi tutto d’un tratto si getta l’orbace, si esce puliti, signori per bene, scontata la colpa, estinte le pene. Si apre bottega, si cambia lavoro, si pensa alla pancia, si ostenta decoro. Domenica a messa, il bagno nel Po’, la gente che conta, la serva che non dice di no. Si pensa alla figlia da sistemare, a un tale stimato che la porti all’altare. Le cose passate si chiudono a chiave, con due paternoster e un pugno di ave. La sera si dorme tra quattro guanciali, ci si convince d’esser leali, si può persino far la morale, che c’è un’Italia da rilanciare. Perché un cavallo quando è donato non glielo chiedi se prima ha cagato, è grasso che cola, è il Pil che s’impenna, si vende e si compra, davvero una strenna. Si balla e si ride tutte le sere, si slarga la cinghia si gonfian le vele. (Davide Longo per Enrico Bonavera)
Tratto da Ballata di un amore italiano in cinque silenzi. I silenzio
Quando io e Enrico ci siamo chiusi in casa per compilare, organizzare e scrivere “L’Elogio della sbronza consapevole”, mai e poi mai immaginavamo che cinque anni dopo, quell’avventura di doppia passione – il buon leggere e il buon bere – avrebbe vinificato 44 presentazioni d’ogni genere e tono, premi matti con cene e discorsi, investiture con piatti gourmet d’argento e quant’altro.
Ma soprattutto, mai e poi mai, neppure quando cominciammo a capire che quel testo era baciato dal sole buono che fa fortunate le annate dei vini, avremmo osato immaginare di trovarci un giorno seduti all’angolo di un lungo tavolo di lavoro intorno al quale due registi, due baccanti iperboliche e danzerine e un’armata di ottimi attori provava la versione teatrale della Sbronza. Ora, come dire, teatralizzare una Sbronza è come chiedere a un pittore astratto di mettere ordine sopra le sue tele per far capire a tutti che cosa succede dentro un suo quadro. Come si fa?
Assemblea Teatro, Xplosiva e il Balletto dell’Esperia lo hanno fatto, grazie a Piemonte dal Vivo, un progetto della Regione Piemonte. Io e Enrico, è vero, abbiamo ripreso il testo e l’abbiamo distillato in drammaturgia, ma poi quando una parola scritta per la pagina diventa un corpo, una voce e un movimento, le sorprese sono all’ordine del giorno.
E sorprese se ne troveranno molte in questo “Elogio della sbronza consapevole”.
Proprio tutte, magari, non è il caso di raccontarle qui.
Vorrei dire però che quell’unione spirituale che la coppia Vino/Letteratura forma, su un palcoscenico diventa materia spirituale. Una materia spirituale che farà parlare i vetri delle bottiglie, che farà suonare alle damigiane melodie dolcissime, che sparpaglierà per l’aria trucioli di stoffa colorati e fluorescenti. Una materia spirituale che danzerà e suggerirà agli spettatori (e a tutti noi) alcuni percorsi per ritrovare la strada che porta a quella cantina dove molti, molti anni prima avevamo riposto qualcosa di prezioso, qualcosa di nostro.
Parola di Luca Ragagnin
Vi ricordiamo che martedì 29 agosto al Castello di Cortanze, durante il Grinzane Festival, ci sarà l’anteprima dell’Elogio della sbronza consapevole. Se volete assistervi dovete prenotarvi scrivendo a assteat@tin.it, oppure telefonando allo 011.3042808.

Da domani la redazione del blog è in vacanza per due settimane.
Vi ricordiamo però che martedì 29 agosto al Castello di Cortanze, durante il Grinzane Festival, ci sarà l’anteprima dell’Elogio della sbronza consapevole. Se volete assistervi dovete prenotarvi scrivendo a assteat@tin.it, oppure telefonando allo 011.3042808.
Vi ricordiamo inoltre che ogni altra informazione è disponibile sul sito di Piemonte dal Vivo dove da domani sarà disponibile anche il depliant di Non ci manca che il mare a risplendere forte da scaricare in formato pdf, completo di calendario aggiornato.

Paesaggio
Le colline insensibili che riempiono il cielo
sono vive nell’alba, poi restano immobili
come fossero secoli, e il sole le guarda.
Ricoprirle di verde sarebbe una gioia
e nel verde, disperse, le frutta e le case.
Ogni pianta nell’alba sarebbe una vita
prodigiosa e le nuvole avrebbero un senso.
Non ci manca che il mare a risplendere forte
e inondare la spiaggia in un ritmo monotono.
Su dal mare non sporgono piante, non muovono foglie;
quando piove sul mare, ogni goccia è perduta,
come il vento su queste colline, che cerca le foglie
e non trova che pietre. Nell’alba è un istante:
si disegnano in terra le sagome nere
e le chiazze vermiglie. Poi torna il silenzio.
Hanno un senso le cose buttate nel cielo
come case di grandi città? Sono nude.
Passa a volte un villano stagliato nel vuoto,
così assurdo che pare passeggi su un tetto
di città. Viene in mente la sterile mole
delle case ammucchiate, che prende la pioggia
e si asciuga nel sole e non dà un filo d’erba.
Per coprire le case e le pietre di verde
- sì che il cielo abbia un senso – bisogna affondare
dentro il buio radici ben nere. Al tornare dell’alba
scorrerebbe la luce fin dentro la terra
come un urto. Ogni sangue sarebbe più vivo:
anche i corpi son fatti di vene nerastre.
E i villani che passano avrebbero un senso.
Da ‘Lavorare stanca’
1934
(Tratta da Cesare Pavese, Le poesie, Einaudi Tascabili. Poesia, pag. 43)
La foto è di David Witting. Ne trovi altre nella fotogallery del Pavese Festival

Arrivare a concepire il titolo di un progetto così complesso ed articolato, sia dal punto di vista drammaturgico e artistico, che tematico e organizzativo, non sembrava cosa facile. I quattro atti raccontano infatti del Piemonte differenti spiriti, respiri e declinazioni, hanno anime profonde che la quotidianità sapientemente intreccia, ma che con difficoltà pareva potessero trovare in un unico titolo un loro equilibrio.
Ma è venuto anche per noi il tempo che tutto si ferma e matura, poichè abbiamo trovato un verso che infin ci somiglia, che di questa nostra terra di frontiera può raccontare ogni giorno e ogni notte, dal cielo lavato dell’alba al tumulto delle strade nella luce smarrita.
Ha ragione Cesare Pavese:
Non ci manca che il mare a risplendere forte
Tripodi. 3 punti tra il cielo e la terra – Atto I
Ballata di un amore italiano in cinque silenzi – Atto II
Elogio della sbronza consapevole – Atto III
Verso il IV Atto: Gli ultimi giorni di…
Anche se il gioco fatto insieme comincia già con le anteprime previste dal 29 agosto a novembre 2006
la PRIMA NAZIONALE sarà
sabato 26 maggio 2007 al Castello Reale di Racconigi
La foto è tratta da www.regione.piemonte.it/piemonte_gallery
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