PIEMONTEDALVIVO
onstage
PIEMONTEDALVIVO onstage: Il blog di PIEMONTEDALVIVO
gio
27
lug
2006

Non ci manca che il mare a risplendere forte

marevigne.jpg 

Una finestra socchiusa, e sopra i tetti a migliaia le nuvole bianche, fin laggiù ove lo sguardo incantato si perde: oltre il profilo paterno dei monti, oltre quelle colline distese sui fianchi. Laddove le piazze diventano vigne, castelli, chiesette alpine, laghi, o risaie come specchi.
Sotto quel turbinio come di vele che abita il cielo, c’è poi un vento che sopraggiunge: il frantoio si apre, ed è l’incanto dell’arte a sorprendervi sempre, come un vino che scioglie la lingua ai pensieri. Dal groove che è scintilla della dance elettronica al ballo a palchetto, dal teatro di posa dello Chalet Allemande al Museo Nazionale del Cinema, dai festival di teatro nelle Residenze Reali alle antiche veglie di contadina memoria, quasi si sfiorano il cielo e la terra, inanellando ore inondate di sogni. E anche se forse – come scrisse Pavese – non ci manca che il mare a risplendere forte, in questo Piemonte di ieri, di oggi e di domani, ogni casa, intorno, pare a tratti una nave in procinto di salpare. Ogni strada è, forse, un piccolo porto.


Share |
mar
25
lug
2006

Conferenza stampa del Grinzane Festival

castle_28.jpg

Oggi alle ore 12, al Centro Culturale Italo-Arabo di via Fiochetto, 15 a Torino si tiene la conferenza stampa di presentazione dell’XI edizione del Grinzane Festival, uno dei 12 festival coinvolti nel nuovo progetto produttivo di Piemonte dal Vivo/Regione Piemonte, nonchè il primo a tenere a battesimo l’anteprima di un allestimento compiuto: come già preannunciato in questo blog Elogio della sbronza consapevole – Atto III è previsto per il 29 agosto al Castello di Cortanze.


Share |
ven
21
lug
2006

Trio Franciscone, Pala, Ballestrero

Franciscone.jpgpietroepala.jpg

In Tripodi. 3 punti tra il cielo e la terra, la musica è originale e suonata dal vivo da Paolo Franciscone alla batteria, Danilo Pala al sax e Pietro Ballestrero alla chitarra. Nomi che sono una garanzia.
Paolo Franciscone, oltre ad insegnare batteria al Centro Jazz Torino e a poter vantare collaborazioni con artisti di fama internazionale – Norma Winstone, Drew Gress, Garrison Fewell, Jiggs Whigham, Audrey Morris, Matt  Renzi, Gianluigi Trovesi, Flavio Boltro, Franco Cerri, Tiziana Ghiglioni, Claudio Fasoli, Emanuele Cisi, Gianni Basso, Giorgio Licalzi, Roy Paci, Architorti – non è primo a collaborazioni con attori e registi teatrali.
Sassofonista di formazione jazzistica e forte impronta parkeriana, Danilo Pala è protagonista in varie formazioni jazzistiche – da performance per sax solo a serate in walking band – oltre che insegnante al Centro Jazz Torino. Ha suonato fra gli altri con musicisti del calibro di Massimo Urbani, Larry Nocella, Audrey Morris, Antonio Faraò, Giulio Camarca e ha all’attivo numerosi concerti e incisioni con formazioni di musica etnica, flamenco, acid jazz, pop, ambience e new age.
Pietro Ballestrero, chitarrista e compositore, studia musica classica e jazz dall’età di dieci anni. L’incontro con Ralph Towner e la scelta di orientarsi principalmente all’utilizzo della chitarra con le corde di nylon rappresentano il punto fondamentale della sua maturazione artistica. Noto ai piemontesi per le sue partecipazioni a Linguaggi Jazz e per la sua attività di insegnante di chitarra e tecnica dell’improvvisazione presso il Centro Jazz di Torino, fa parte del nuovo quintetto Oiseaux di Marco Tardito.
 


Share |
gio
20
lug
2006

Il giardino dei cicchetti cambia titolo

elogiosbronza.jpgE’ ufficiale: il nuovo titolo de Il giardino dei cicchetti è Elogio della sbronza consapevole. Puntuali e precisi come una Sweda – per dirla alla Gaber -Remmert e Ragagnin, raccontano e si raccontano rivelando che il titolo originale del loro omonimo libro di successo era “Piccolo viaggio dal bicchiere e la luna”.

“Nonostante sia stato giudicato dall’editore – giustamente – poco commerciale, io e Luca siamo molto affezionati a questo titolo, e al suo sottotitolo originale: elogio della sbronza consapevole, dell’ubriachezza ben graduata e dell’imperfezione del beone. Le alchimie editoriali hanno salvato qualcosa e fatto cadere il resto, ma a noi piace ricordare: Piccolo viaggio dal bicchiere alla luna. Un viaggio, dunque, un viaggio poetico fra le pagine della grande letteratura, che ci ha permesso di dare una risposta a certe domande (in che modo il dio Bacco ha ispirato e ispira la letteratura?) e ne ha lasciate altre ad aleggiare in sospeso (perché così tanti scrittori, celebri o meno, hanno elevato il vino a dignità letteraria?). E’ stato un viaggio di ricerca e di raccolta: citazioni, aforismi, frammenti, poesie, il tutto riletto alla luce della nostra poetica. Un viaggio che ci ha fatto (e fa) riflettere sullo strettissimo legame tra letteratura e alcool, in tutti i tempi ed in tutte le geografie. Un viaggio lungo un triennio, un viaggio duro, sì, ben lontano dal gioco letterario. Un viaggio che ha soddisfatto i grandi letterati quanto i grandi dell’enologia (da Veronelli a Petrini). Un viaggio in cui, da veri viaggiatori, ci siamo permessi di lasciare qualcosa di nostro: diciotto racconti originali, ed anche parecchi “falsi d’autore” (che sono farina del nostro sacco). Un viaggio anche intimo, sentimentale, che ha fortificato il nostro rapporto con la letteratura e la poesia: il rapporto indissolubile che si ha con un’origine, anche se da quell’origine ci si è allontanati per strade impensabili ma spesso circolari. Adesso, grazie ad Assemblea Teatro, Xplosiva e il Balletto dell’Esperia e a Piemonte dal Vivo il viaggio continua. E si arricchisce di voci, di gesti, di suoni, di danze, di incanto per gli occhi e le orecchie. 

Se amate il viaggio vi invitiamo a godervi quello che stiamo preparando per voi: un itinerario che può portarvi dal Bicchiere alla Luna. Parola di Remmert. 

 

  

  

  


Share |
 
 
 
 

La maschera parla al Cro-magnon che è in noi

arlecchinoMiròA.jpg

Enrico Bonavera, il fou della Ballata, allievo di Ferruccio Soleri, il più grande arlecchino del mondo, racconta del mutevole equlibrio tra tradizione e innovazione: “L’uomo primitivo, col suo odore di selvatico e col sapore del sangue in bocca, ci cammina ancora accanto. Il volto finto della maschera non é comprensibile dai nostri sofisticati strumenti mentali. Parla al Cro-magnon che é in noi. Parla una lingua potente e segreta direttamente alla nostra anima, o, se preferite, ad un trascurato emisfero del nostro cervello.
La sensazione di fare qualcosa di raro e speciale consola un po’ quel senso di frustrazione ad operare in una nicchia del mondo dello spettacolo, che ogni tanto mi prende. Anzi mi lusinga e mi riempie di senso. Sono l’erede, uno dei pochi eredi, di una tradizione. Come si fanno i garganelli. Come si fa una barca. Come si intaglia il legno. Come si fa il vino. Come si usa una maschera. Qual’é il significato di una tradizione? Trasmettere, consegnare. Un uomo ha ricevuto un sapere e lo passa di mano ad un altro uomo. E’ una catena che si snoda nel tempo. In ogni passaggio qualcosa si conserva e qualcos’altro si trasforma. Non é vero che la tradizione é conservazione, o almeno non é soltanto questo. E’ conservazione nella trasformazione, perché ad ogni passaggio ogni uomo aggiunge, ogni uomo cambia qualcosa;  ogni uomo é differente”.
 


Share |
mer
19
lug
2006

Prendetevi cura dei ciottoli, il resto è solo sabbia

bottiglievuote.jpg

Abbiamo visto un professore di fisica posare sulla cattedra un grosso vaso di vetro, vuoto. Davanti alle espressioni incuriosite degli allievi, l’abbiamo visto rovistare nella borsa di pelle con un sorriso da bambino. Ha estratto alcuni ciottoli bianchi, di fiume, levigati, e li ha deposti nel vaso riempiendolo fino all’orlo.
“Secondo voi il vaso è pieno?” ha chiesto.
“Sììì” ha risposto la classe.
Il professore ha scosso la testa: “Siete in errore.”
Davanti alle espressioni incuriosite degli allievi, l’abbiamo visto rovistare nella borsa di pelle con un sorriso da guascone. Ha estratto una manciata di piselli verdi, di serra, freschi, e li ha depositati nel vaso scuotendolo delicatamente.
“Adesso il vaso è pieno?” ha chiesto.
“Adesso sììì” ha risposto la classe.
Il professore ha scosso la testa: “Siete in errore.”
Davanti alle espressioni divertite degli allievi, l’abbiamo visto rovistare nella borsa di pelle con un sorriso da scienziato. Ha estratto una manciata di sabbia rosa, luccicante, fine, e l’ha deposta nel vaso scuotendolo delicatamente.
“Adesso il vaso è proprio pieno, giusto?” ha chiesto.
“Adesso proprio sììì” ha risposto la classe.
Il professore ha scosso la testa: “Siete ancora in errore.”
Dopodiché ha estratto dalla borsa di pelle due lattine di birra. Le ha aperte e le ha versate nel vaso, inzuppando la sabbia.
Gli allievi sono scoppiati a ridere.
Il professore ha atteso il silenzio e poi ha spiegato:
“Questo vaso rappresenta la vostra vita. I ciottoli sono le cose più importati, la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra saluti, le cose per cui se tutto il resto fosse perduto, la vostra esistenza sarebbe ancora piena. I piselli sono le cose importanti: il vostro futuro lavoro, la vostra casa. La sabbia è tutto il resto, le piccole cose.
Se nel vaso mettete per prima la sabbia, non ci sarà più spazio per i ciottoli ed i piselli. Allo stesso modo se dedicate tutto il vostro tempo per le piccole cose non avrete spazio per quelle che contano. Insomma: prendetevi cura dei ciottoli, il resto è solo sabbia.”
La classe è rimasta in silenzio a contemplare il vaso, finchè dalla prima fila abbiamo visto uno studente alzare la mano.
“E la birra professore? Che cosa rappresenta?”
Il professore, sorridendo, ha allargato le braccia:
“Era solo per dimostrarvi che, per quanto piena possa essere la vostra vita, c’è sempre spazio per un paio di birre.”

da Elogio della sbronza consapevole di Enrico Remmert e Luca Ragagnin
© 2005 Marsilio Editore

La foto è tratta da www.milioni.com


mar
18
lug
2006

1° silenzio: il tuo bacio è come il rock

Ballo1silenzio.jpg 

I silenzio (Il tuo bacio è come il rock / 1958)

Ballo a palchetto, gente che balla. Savino gira tra le persone e le annusa. La musica finisce. Tutti vanno a sedere. Restano sul palchetto un uomo e una donna. La coppia smette di ballare, lei lo osserva con dolcezza. Savino alle loro spalle non li guarda, cerca qualcosa per terra. Savino si alza, annusa forte l’aria. Ride.
Me mi piace il ballo. Punto. Me mi piace punto il ballo. A capo.

L’Ada c’ha le spalle da oseletto, un domani da sartina, un fratello ragazzetto, il tram presto la mattina. Sta in barriera, bagno fuori, dò vestiti uno coi fiori. Che c’aveva quella s’era che s’incontrano in balera. Lui camicia e brillantina, educato, parlantina; lei sorride, parla piano, sente un po’ di soggezione, ha la 5 elementare, lui futuro dottorone.
Il giorno dopo un bel gelato, un regalo ben studiato, il tramonto in riva al fiume, una cena in trattoria. Vengo a prenderti domani, con la macchina del vecio, ce ne andiamo su in collina, mettiti un vestito aperto.
Due tornanti, poi le vigne, ombra, angolo nascosto.
“Mi te sposo te le giuro, sai che sono un tipo a posto”.
Lei ha il cuore come un treno, un ronzio d’api in agosto.

Immagine tratte da www.verdegiac.org e www.amisdlacurma.it


Share |
lun
17
lug
2006

Nell’astigiano per le riprese di Tripodi

astigiano.bmp

Continua la preparazione dello spettacolo “Tripodi”. Dopo le due precedenti sessioni di prova per l’allestimento dello spettacolo, il gruppo di lavoro si è recato nell’astigiano assieme alla troupe di Beppe Calopresti, per effettuare il video che verrà proiettato durante la rappresentazione stessa. Grazie alla sponsorizzazione dell’Iveco, la compagnia e la troupe hanno potuto usufruire di un moderno furgone dotato di cassone, che ha facilitato le riprese. Nelle riprese si assiste alla scelta e al recupero di un ramo, allo scortecciamento di questo per trasformarlo in un tripode. Con il camion il gruppo dei performer raccoglie alcuni tripodi sparsi nell’ambiente naturale. Dopo una prima giornata di cattivo tempo che ha ostacolato le riprese, il giorno successivo il tempo migliore, l’ambiente circostante e  l’intesa fra i partecipanti al gruppo di lavoro hanno permesso la realizzazione delle riprese previste 

 


Share |
ven
14
lug
2006

Gli ultimi giorni di Pompei?

ggdipompei.jpg

E’ di stamattina la notizia che il Museo Nazionale del Cinema e il festival Scatola Sonora lavoreranno congiuntamente alla realizzazione di un IV Atto.
Spunto per lo spettacolo sarà il cinema muto torinese degli Anni ‘10, in relazione con altre forme di spettacolo coeve o di poco anteriori, con particolare riferimento all’opera lirica della seconda metà del secolo XIX. Campi di indagine saranno l’uso degli stessi soggetti letterari, delle tecniche di recitazione, e degli elementi spettacolari – scenografie, costumi, effetti speciali – il tutto unito ad una ricerca di tipo musicale.
La collaborazione fra i due soggetti artistici vedrà verosimilmente un primo momento di scambio in occasione della presentazione del restauro del film Gli ultimi giorni di Pompei (1913) effettuato dal Museo nazionale del Cinema e dalla Biblioteca Nazionale nel novembre 2006, a cui potranno collaborare – per la parte musicale – docenti e allievi del Conservatorio “Vivaldi” di Alessandria. Parallelamente proseguiranno le ricerche di tipo storico e teorico che porteranno a ipotesi di drammaturgia per lo spettacolo della primavera 2007.


Share |
gio
13
lug
2006

Enrico Bonavera è il fou della ballata

bonavera.jpg 

Enrico Bonaverariconosciuto in Italia e all’Estero come uno degli attori più rappresentativi di Commedia dell’Arte, egli ha lavorato fra gli altri con Giorgio Strehler (il Piccolo Teatro di Milano) e Tonino Conte (Teatro della Tosse) – è il fou della Ballata. Lui e la sua maschera sono una vita sola, così come ci racconta in questi appunti presi in una Livorno notturna e astemia:

La vita dell’attore è come quella di un rappresentante: valigie, treni, automobili, alberghi, ristoranti. E teatri. Forse per questo gli attori hanno, come argomenti ricorrenti e comuni, spettacoli e cucina. Show and food. And wine. Non ci rendiamo conto che nel nostro viaggiare, nel nostro incontrare persone, scambiare esperienze, siamo un po’ come le api: impolliniamo anche noi. Siamo frammenti di cultura attiva, portatori di instabilità in un sistema di persone stanziali che, al contrario, è ben strutturato. Lo vogliamo o no, siamo discendenti di quei ‘vagantes’, quel quinto stato senza fissa dimora, che attraversavano la nostra penisola: ciarlatani, musicanti, pellegrini, elemosinanti, burattinai e cantastorie.   Professionisti del nulla, impariamo parole, fissiamo gesti, facciamo azioni che svaniscono un attimo dopo la loro manifestazione, sperando che qualcosa rimanga nel ricordo e nelle emozioni degli spettatori. In realtà qualcosa a me resta nelle mani: la maschera che ho incontrato venticinque anni  fa. E’ lei, che in un rapporto di amore e odio (non é sempre piacevole, sia psicologicamente che per il personal marketing sapere che il tuo volto non é conosciuto dal pubblico) ancora mi fa viaggiare. E’ stato un amore casuale, non cercato, a prima vista. Calzarla ha avuto su di me l’effetto di un’ebbrezza alcolica, la potenza di una visione di forza e di bellezza. Non c’é stato molto da capire: non é analizzabile razionalmente. Certo puoi decodificare, studiare i tratti i volumi di questo volto finto. Ma essenzialmente la maschera la intuisci, in una parola: la giochi. E’ un muscolo speciale ed invisibile che hanno gli attori e i bambini. E’ il muscolo del gioco ‘facciamo finta che’. Il muscolo della metamorfosi.
 


Share |
mer
12
lug
2006

Il giardino dei cicchetti al Grinzane Festival

bottigliemuseo.jpg

 

La prima de Il giardino dei cicchetti sarà il 29 agosto al Castello di Cortanze, durante il Grinzane Festival: non possiamo immaginare una location più adatta di una terra di vino. L’idea che Remmert, Ragagnin e Sicco stanno sviluppando drammaturgicamente è infatti quella del piantatore di bottiglie: queste ultime, con un’immagine magrittiana e surreale, sono l’elemento connettivo di tutto il racconto. Contengono le storie del vino e di altri derivati alcolici che ruotano intorno alla sbronza consapevole, ed è il loro vetro a diventare cassa armonica con cui giocare. Damigiane, bottiglie e bicchieri sono l’alfabeto musicale da cui partire per una drums session dal vivo che ben si presta ad essere campionata, diventando una vera e propria partitura musicale per il dj di Explosiva.  La danza dei bicchieri del Balletto dell’Esperia dà poi fisicità a questo inno condiviso all’alcolicità della vita che stiamo preparando per voi. Lavori in corso permettendo, al prossimo post.

Immagine tratta da www.matasci-vini.ch


Share |