Enrico Bonavera – riconosciuto in Italia e all’Estero come uno degli attori più rappresentativi di Commedia dell’Arte, egli ha lavorato fra gli altri con Giorgio Strehler (il Piccolo Teatro di Milano) e Tonino Conte (Teatro della Tosse) – è il fou della Ballata. Lui e la sua maschera sono una vita sola, così come ci racconta in questi appunti presi in una Livorno notturna e astemia:
La vita dell’attore è come quella di un rappresentante: valigie, treni, automobili, alberghi, ristoranti. E teatri. Forse per questo gli attori hanno, come argomenti ricorrenti e comuni, spettacoli e cucina. Show and food. And wine. Non ci rendiamo conto che nel nostro viaggiare, nel nostro incontrare persone, scambiare esperienze, siamo un po’ come le api: impolliniamo anche noi. Siamo frammenti di cultura attiva, portatori di instabilità in un sistema di persone stanziali che, al contrario, è ben strutturato. Lo vogliamo o no, siamo discendenti di quei ‘vagantes’, quel quinto stato senza fissa dimora, che attraversavano la nostra penisola: ciarlatani, musicanti, pellegrini, elemosinanti, burattinai e cantastorie. Professionisti del nulla, impariamo parole, fissiamo gesti, facciamo azioni che svaniscono un attimo dopo la loro manifestazione, sperando che qualcosa rimanga nel ricordo e nelle emozioni degli spettatori. In realtà qualcosa a me resta nelle mani: la maschera che ho incontrato venticinque anni fa. E’ lei, che in un rapporto di amore e odio (non é sempre piacevole, sia psicologicamente che per il personal marketing sapere che il tuo volto non é conosciuto dal pubblico) ancora mi fa viaggiare. E’ stato un amore casuale, non cercato, a prima vista. Calzarla ha avuto su di me l’effetto di un’ebbrezza alcolica, la potenza di una visione di forza e di bellezza. Non c’é stato molto da capire: non é analizzabile razionalmente. Certo puoi decodificare, studiare i tratti i volumi di questo volto finto. Ma essenzialmente la maschera la intuisci, in una parola: la giochi. E’ un muscolo speciale ed invisibile che hanno gli attori e i bambini. E’ il muscolo del gioco ‘facciamo finta che’. Il muscolo della metamorfosi.
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