PIEMONTEDALVIVO
onstage
PIEMONTEDALVIVO onstage: Il blog di PIEMONTEDALVIVO
mer
16
giu
2010

Una mostra multimediale per Etre Marionnette

Progetto Etre Marionnette a Immagini dell’Interno

Mostra multimediale

18 – 26 giugno 2010
Salone dei Cavalieri, Pinerolo
Orario: 10 – 13 / 17 – 20

L’eco della partecipazione del teatro di figura piemontese al Festival Mondial des Théàtres de Marionnettes di Charleville-Mézières con Etre Marionette è ancora vivo. Il documentario realizzato da Diana Giromini di Piemonte Movie, le fotografie di Daniele Gianoglio, i racconti dei protagonisti raccolti in un blog dedicato fanno rivivere oggi dopo quasi un anno – grazie all’allestimento di Damiano Privitera e alla voce di Giulia Marra – le atmosfere di un festival che è sogno di ogni marionettista. Queste le parole del direttore artistico di Immagini dell’Interno, il festival internazionale di teatro di figura di Pinerolo promotore della partecipazione piemontese al rendez vous in Francia, che presenta oggi in un percorso da lui ideato le emozioni di quei giorni: “Quando si assiste ad un evento come quello del Festival Mondial des Théàtres de Marionnettes di Charleville-Mézières (Francia) con più di 300 compagnie partecipanti è giusto domandarsi i motivi di tanta attenzione e passione per un teatro che, ahimè, è erroneamente considerato di nicchia se non pregiudizialmente minore.”

“La risposta che cerco di darmi da anni non è univoca. Se ragionassi solo in termini teatrali, affidandomi anche alle riflessioni ceronettiane, penserei alla potenza evocatrice della marionetta, così forte da avere, come la logica conseguenza, un seguito forte e coscienzioso. Se invece mi rifaccio alle mie esperienze personali, non accademiche, rileggo queste passioni alla luce di un grande tentativo di fondo: semplicemente fare teatro… senza (avere) attori, ma (essere) personaggi. Nel festival di Charleville naturalmente convivono le due “anime” del teatro di marionette; quello che più lo caratterizza è questo approccio spontaneo, “libre”, dove le umane debolezze si nascondono, e si fanno forza, dietro ad un pupazzo. Ecco perché le ho chiamate tentazioni. E poi ho voluto cercare la profondità del racconto Etre Marionnette, un modo per arrivare alle sensibilità e l’umanità di questo festival di “oggetti”; un percorso utile a rivivere, interpretare o reinterpretare le emozioni del festival dei mondo, rivivendolo e rimuginandolo nell’insieme dei tre linguaggi visivi. Un’installazione/mostra che cerca il non visto, il vissuto attraverso la rielaborazione dei documenti prodotti, per ritrovare le impressioni originali e spontanee, pronti a rinascere e morire nel tempo di uno sguardo, nello spazio di un passo, nell’attimo di un pensiero.”

Vi aspettiamo!!!!!!!!


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ven
5
mar
2010

Il documentario di Etre Marionnette è pronto!!!

Vi aspettiamo!
Martedì 9 marzo alle 20h45
Cinema Fratelli Marx di Torino
Sezione Panoramica Doc di Piemonte Movie

Vivo Charleville INVITO documentario.jpg

Realizzato da Diana Giromini, il documentario ETRE MARIONNETTE – Piemonte dal Vivo al Festival Mondial des Théâtres de Marionnettes è il racconto della partecipazione del sistema teatro di figura piemontese alla sezione IN del più emblematico dei festival di marionette, quello mondiale, quello di Charleville-Mézières.

Guarda il promo: http://www.regione.piemonte.it/piemontedalvivo/newsletter/2010/marzo/teatro/etre.htm

 

 


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gio
4
mar
2010

Da Charleville altri progetti per il 2011

Il Teatro Alegre – la Terra Galleggiante condividono con voi tutti  il piacere di tre importanti progetti per il 2011 nati dalla partecipazione al festival di Charleville:

L’invito a partecipare a novembre al prossimo Festival di Silkeborg (Danimarca)

Una tournèe a gennaio con il Théâtre Nouvelle Génération / CDN di Lione

Un progetto più ampio di cooperazione, scambio e creazione con Scènes obliques -Massif de Belledonne – Grenoble: “L’enjeu principal de cette coopération est donc d’illustrer et d’approfondir la réflexion autour de la problématique culture et territoire grâce à l’échange d’expériences, de savoir-faire, de pratiques, de connaissances… entre une association culturelle française et une compagnie de marionnettes italienne.  L’identité territoriale. Ce projet vise à s’interroger sur l’identité culturelle d’un territoire, sur le rôle de la culture et sur les façons de mettre en œuvre des événements culturels. Au-delà de ce projet, un nouvel élément de l’identité culturelle de Belledonne pourrait voir le jour autour de la marionnette.

Teatro Alegre – la Terra Galleggiante


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lun
1
mar
2010

Eliseo Niemen: Charleville…. un mondo a parte… meraviglioso….

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Charleville…. un mondo a parte… meraviglioso…. Esperienza indimenticabile, oltre a contatti e inviti vari ci ha permesso di confrontarci con colleghi da tutto il mondo… di vedere altre tecniche di spettacolo da cui abbiamo imparato molto, e che magari un po’ copieremo…. 

come altri (forse) faranno con noi… In quei giorni siamo stati orgogliosi di rappresentare il Piemonte. 

Penso che quello che ha fatto, e sta facendo, la nostra regione sia portare l’eccellenza in questo campo.  La scelta delle compagnie è stata un’arma vincente, erano rappresentate al meglio tutte le forme di spettacolo dal vivo e sentendo i commenti di chi ha visto i nostri spettacoli “abbiamo lasciato il segno”; lo dimostrano anche i numerosi inviti da tutto il mondo  e i commenti ricevuti in seguito da vari organizzatori… nel nostro caso in particolare… visto che i Niemen erano considerati una leggenda…. ormai scomparsa…  Il fatto che qualcuno di noi avesse portato avanti la tradizione di famiglia li ha piacevolmente sorpresi e interessati. Alcuni organizzatori del Festival, e in particolar modo la Sindaco di Charleville ci hanno raccomandato di tornare la prossima volta perché il nostro lavoro è stato particolarmente apprezzato soprattutto per la particolarità e datatura dei materiali usati nei nostri spettacoli, oltre che per la misura del teatro (abbiamo scoperto che è uno dei più grandi che ci siano in Europa). 

Oltre a tutto questo, rimane il ricordo di un’esperienza indimenticabile. Penso che l’ospitalità e la cortesia degli abitanti di Charleville nascano dalla tradizione che questo evento ha portato avanti in tanti anni e che siano introvabili in qualsiasi altra parte del mondo.  Da tutto questo il Piemonte è uscito a testa alta, lasciando nel recente Festival una traccia indelebile a cui, seppur in minima parte, speriamo di aver contribuito. 

Magari alla prossima edizione ci ritroveremo ancora lì… senza capire bene quello che sta succedendo.  Difficile analizzare al momento un mondo talmente vorticoso e imprevisto come il Festival di Charleville, un’esperienza che ti lascia senza fiato e che non credi possibile se non la vivi, la respiri; ti entra nel sangue e solo dopo molto tempo ti rendi conto (forse) di quello che è successo e che hai vissuto… incredibili, adorati, abitanti di Charleville…  Niemen Eliseo    

 


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sab
20
feb
2010

Chiara Trevisan: il senso di un’esperienza come quella di Charleville

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Cercando di riassumere il senso di un’esperienza come quella di Charleville, mi sono resa conto di quanto essa si misuri prendendo in esame il prima, il durante e il dopo. 

PRIMA 

Come molti di noi, sono partita con una grande quantità di obiettivi. Volevo approfondire l’esperienza di un grande festival internazionale, provando a mettere a frutto le considerazioni derivate dalla mia partecipazione, l’anno passato, all’analogo progetto sostenuto dalla Regione Piemonte al Festival Chalon dans la Rue. Avevo ora l’occasione di sperimentare i cambiamenti introdotti nello spettacolo dopo la prima esperienza francese (in particolare, l’introduzione della figura dell’Imbonitore, fuori dalla scatola).  Mi interessava vedere al lavoro altre compagnie che utilizzano la mia poco diffusa tecnica teatrale; recuperare materiali e informazioni sui Festival negli altri paesi; vedere più spettacoli possibilie e capire quali siano le possibilità creative e quali i criteri di produzione per le compagnie nelle altre realtà; proporre il mio spettacolo in un contesto estremamente ampio e variegato, per raccogliere impressioni e suggerimenti, uscendo dal rassicurante giardino di casa; far conoscere all’estero il mio lavoro e cercare nuovi agganci per la sua diffusione. Sapevo che tutte queste cose sarebbero dovute accadere quasi simultaneamente, perché una settimana passa in fretta, soprattutto in una manifestazione di tale portata. Era dunque necessario il massimo della concentrazione e della presenzaPrima della partenza ho, inoltre, fatto un importante lavoro di sistemazione del materiale relativo al mio spettacolo. Sembrerà scontato, ma lo sforzo di ragionare in termini più ampi ed incisivi è stata già una buona palestra. Riassumere efficacemente il proprio percorso artistico, restando tuttavia “leggeri” e lavorando, dal punto di vista grafico, per lasciare il segno e distinguersi anche solo nel mare di locandine e affiche che tappezzano la città, è pratica poco diffusa in un contesto come quello italiano, nel quale gli eventi hanno portata decisamente inferiore, ed è più facile attirare pubblico e operatori. 

DURANTE 

La prima piacevole sorpresa attende me e le mie pulci all’arrivo a Charleville. Troviamo, infatti, ad attenderci il responsabile di tutti gli spettacoli (sezione In) nei luoghi pubblici, pronto a studiare con me luoghi e orari delle performance del Circo. Tale estrema cura e disponibilità mi ha permesso di sfruttare a pieno le caratteristiche del mio spettacolo in scatola, spostandolo di giorno in giorno e favorendo la visione per il pubblico del Festival così come per gli operatori professionali. 

Ho potuto lavorare nello spazio di accoglienza delle Compagnie, nella Piazza principale di Charleville e nello spazio dedicato ai professionali, realizzando in pratica una mini-tournèe che ha trovato il suo giusto epilogo nel Forum, spazio piemontese del Festival. Questa rotazione mi ha messo in contatto con spettatori molto diversi gli uni dagli altri. Il pubblico di strada, avendo a disposizione un’enorme varietà di spettacoli, spesso ha un comportamento “mordi e fuggi”. Per rispondere a questo comportamento, la presenza dell’Imbonitore, qui in versione “butta dentro” si è rivelata ancora più preziosa. Viceversa, negli spazi protetti come quello di accoglienza o l’Espace Pro, vere e proprie stazioni di sosta nel via vai frenetico del Festival, il pubblico era più tranquillo e autonomo nel disporsi, mentalmente e fisicamente, allo spettacolo. In questi momenti ho potuto lasciare spazio a piccoli aneddoti sul Circo di Pulci, intrattendendo il pubblico, rispondendo alle molte curiosità e fornendo il materiale informativo agli operatori interessati. Infine, nel Forum ho trovato posto all’interno del coreografico giardino, accanto alla caffetteria, lavorando nell’intervallo fra uno spettacolo e l’altro dei miei colleghi piemontesi. Un altro ritmo ancora, una pausa di mente e spirito nella quale il mio piccolo Circo si inseriva, ne ho avuta chiara percezione, come un cadeau inaspettato, quasi parte del ristoro. Insomma, una settimana che dal punto di vista dell’adattabilità della mia proposta, è valsa come quattro o cinque festival. Vivere e lavorare in questo periodo a stretto contatto con le altre compagnie piemontesi, con luoghi e ritmi comuni, ha aumentato le occasioni di confronto reciproco, di commento sul proprio lavoro e quello altrui, di considerazioni sulla struttura e natura del Festival. Un progetto organico come quello piemontese presentato a Charleville propone ognuno di noi come parte di un tutto, valorizzando sia le rispettive individualità che l’ambiente comune da cui proveniamo e in cui operiamo. Inoltre siamo stati inseriti in un contesto che, con tutti gli aggiustamenti del caso, e in otto giorni ce ne sono stati, ci ha fatto sentire in varia misura protetti, riconosciuti e valorizzati. 

Venendo da un’analoga esperienza, quella del Festival Chalons dans la Rue 2008, ho avuto modo di apprezzare nuovamente questa forma di accompagnamento fuori dalla realtà esclusivamente italiana. Così come è riconosciuta la necessità di sostegno alla produzione di nuovi spettacoli, analoga cura dovrebbe essere riservata anche per far prendere il volo a progetti già realizzati e rodati.  In questo senso, persone competenti, a loro agio nelle realtà estere e interessate alla creazione di reti di comunicazione possono aiutare chi fa il mio mestiere a confrontarsi con diversi modi di scrivere, produrre e mettere in scena, nonchè di proporsi e inserirsi nel contesto dei Festival internazionali. Da soli la strada è molto più dura, alcuni la percorrono con successo, altri si perdono come pesciolini in un acquario troppo grosso.  Per me la partecipazione al Festival di Charleville ha significato anche la rarissima possibilità di confrontarmi con compagnie che utilizzano la mia stessa tecnica teatrale. In Italia non ho altri esempi e le pochissime compagnie europee (ne conosco solo un paio in Francia) che lavorano in scatola per uno spettatore alla volta, raramente vengono nel nostro paese. A Charleville, viceversa, la delegazione del Brasile (paese d’origine della tecnica) era piuttosto nutrita, così ho potuto apprezzare, a volte più a volte meno, la messa in scena e la drammaturgia dei miei colleghi.  Gli organizzatori e i direttori artistici (francesi, belgi, taiwanesi, brasiliani) con cui sono entrata in contatto hanno tutti dimostrato grande interesse e apprezzamento sia per la pregevolezza della scatola che per la completezza della mia proposta. Dopo la visione del micro spettacolo ho ricevuto da loro attestati di stima e complimenti, nonchè grande interesse per un lavoro così singolare, nel panorama delle tecniche solitamente proposte dalle compagnie italiane. Molti hanno chiesto e ottenuto il mio materiale e alcuni avevano già avuto cenni che mi riguardavano (dopo Chalon). Il contatto più importante è stato quello con la rappresentante UNIMA per il Sudamerica, una signora brasiliana molto colpita dalla mia scatola e dall’eleganza dello spettacolo che ho proposto. Ha fotografato tutto e raccolto informazioni, accennando alla possibilità che venga organizzata nuovamente, in Brasile, una Mostra/Rasssgna dedicata al Teatro in Scatola  (esperienza già attuata alcuni anni fa). Nel caso il progetto andasse in porto, posso considerarmi invitata. Una soddisfazione notevole per me, dal momento che suona come un benevenuto in un mondo che io ho adottato, ma resta pur sempre il loro. 

DOPO 

E’ perfino banale sottolineare il peso, nel curriculum di un lavoratore del Teatro di Figura, della presenza nella sezione In del Festival Mondiale delle Marionette.  Ne ho avuta chiara dimostrazione già in un paio di occasioni. Sono stata ricontattata da organizzatori (Francia e Belgio) che avevano già manifestato il loro interesse dopo Chalon e me l’hanno riconfermato, questa volta in termini più concreti, dopo Charleville.  Inoltre, durante la partecipazione a un seminario di creazione in Belgio, al quale hanno preso parte artisti e organizzatori di tutta Europa, il valore dell’esperienza a Charleville è stato ampiamente riconosciuto e ha contribuito a liberarmi da una fastidiosa patina di provincialismo. Inoltre, per me prosegue e si struttura l’interesse verso un modo non solo di fare teatro, ma anche di collocarlo e contestualizzarlo. In particolare, il programma ampissimo del Festival ha calmato la mia sete di proposte di Teatro di Figura nei luoghi pubblici. 

Sono tornata con l’estrema consapevolezza  di quanto queste siano esperienze da raccontare e condividere, per amplificarne l’effetto e contribuire alla loro diffusione. 

 Chiara Trevisan    


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mar
15
dic
2009

Da Charleville alle Canarie

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Eccomi qui. Marco Grilli a rapporto, dopo Charleville, solo per raccontare che fino ad ora l’esperienza mi è valsa
  • 5 spettacoli a festival in Bretagna tra aprile e maggio  
  • 2 spettacoli (questa settimana) a Nizza per il Consolato italo-francese
  • una puntata in Svizzera per il 16/18 maggio
  • 3 spettacoli a giugno a St. Pietroburgo in date ancora da definire
  • una puntata in Spagna alle Isole Canarie

Ho rifiutato Bosnia, Moldavia, Lituania 

E questo è solo l’inizio!!!!!  

gio
15
ott
2009

I ringraziamenti della Cabanis – Direction Festival Charleville

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14 ottobre 2009
Direction Festival Charleville

Chers amis,
Chers marionnettistes,
Le Président Jean Luc Félix et moi-même  tenons à vous remercier chaleureusement pour votre réelle et précieuse  contribution à la réussite de  cette quinzième édition du Festival. C’est plus de 120000 spectateurs dont 65000 en salles qui ont pu apprécier le renouveau et la vitalité de la marionnette d’aujourd’hui. La qualité de cette  édition, dont la couverture médiatique a été exceptionnelle (plaçant inlassablement la marionnette sur le devant des  scènes actuelles), et les retours spectateurs  excellents, vous revient:  vos spectacles et créations, votre recherche et votre engagement en sont l’apport. Le recentrage artistique du festival va se poursuivre, mettant sans relâche et sans condition la marionnette au cœur du projet du festival. Nous sommes à l’écoute de vos éventuelles remarques ou suggestions. Nous espérons vous retrouver  prochainement  au gré de vos créations et projets et vous adressons nos très cordiales salutations.

Anne-Françoise CABANIS
Directrice
Festival Mondial des Théâtres de Marionnettes

Cari amici,
cari marionettisti,
Il Presidente Jean Luc Felix e me stessa ci teniamo a ringraziarvi calorosamente per il vostro reale e prezioso contributo alla riuscita di questa quindicesima edizione del Festival. Sono stati più di 120.000 spettatori, dei quali 65.000 nelle sale, coloro che hanno potuto apprezzare il rinnovamento e la vitalità della marionetta contemporanea. La qualità di questa edizione, nella quale la copertura mediatica è stata eccezionale (mettendo la marionetta in evidenza sulla scena artistica attuale), e il ritorno numerico degli spettatori eccellente, fa onore al vostro lavoro: i vostri spettacoli e le vostre creazioni, la vostra ricerca e il vostro impegno sono stati l’apporto indispensabile per questo risultato. La direzione artistica del festival va a proseguire in questa direzione, mettendo senza tentennamenti e senza condizioni la marionetta al cuore del progetto Festival.
Saremmo lieti  di ascoltare i vostri eventuali suggerimenti o consigli. Vi aspettiamo per ritrovarvi prossimamente in occasione delle vostre nuove creazioni e nuovi progetti e vi indirizziamo i nostri più cordiali saluti.

Anne-Françoise CABANIS
Directrice
Festival Mondial des Théâtres de Marionnettes


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ven
9
ott
2009

Lonely puppets – 1° atto

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 Come fai a scrivere qualcosa per il blog PDV dopo aver letto Deni/miano Privitera il Grande Capo della tribù Etre Marionnette. Oppure come fai a scrivere qualcosa se prima non hai letto il resoconto del Grande Capo. Mi sono emozionato e per di più, come scrivevano sulle magliette dei concerti: Io c’ero!
E’ da un po’ che mi chiedo se il nome Teatro Alegre sia mutuato da Porto Alegre e dalla sua utopia. Si l’utopia del teatro, della libertà, della poesia… in una parola: burattini. O marionette. In cerca di manipolazione o al festival mondiale delle.
Siamo a Charleville-Mezieres. Dappertutto burattini. A filo a guanto a bastone. Sono solo 10 anni che sento parlare di questa Terra Santa, da quando, 10 anni fa fui battezzato carne nuova di burattinaio.
Siamo arrivati con una pancia di sette mesi, quella che da 29 settimane porta in giro nostra figlia, e siamo tornati da neanche quindici giorni. Da allora ci siamo già spostati in altri tre posti. Quindi 10 anni + 7 mesi +15 giorni + 3 case = 10 giorni di festival, 9 spettacoli fatti, 1000 programmatori pronti a giudicare, confrontare , comprare (?!), 1000 spettatori accalcati, tutto il pubblico per noi, tutto esaurito, grazie per l’entrata non c’era più  uno di cientosediciposto. Grazie, grazie, grazie.
Luce in sala.
“Napoli è la sola città al mondo che non è affondata all’immane naufragio della civiltà antica. E’ una Pompei che non è mai stata sepolta”. Napoli è un mondo misterioso. Misterioso è anche il motivo per cui i napoletani aggiungono vocali alle parole e sbagliano gli accenti: la chiesia, i fagiuoli, il giuoco, il camiòn e Cavur senza accento. Io sono uno di quei napoletani che aggiunge vocali e non va in chies(i)a,  non mangia carne ma fag(i)uoli di soia ed è stato adottato dalla Torino di Cavur senza accento. Ma il pubblico francese ha comunque ben compreso le mie trepidanti presentazioni degli spettacoli, che sgrammatticcatamente italiane e maccheronicamente francièsi sono state applaudite.
Gli applausi, questo lo sappiamo tutti, sono uguali sia in Franc(i)a che in Ital(i)a e hanno tutte le vocali al posto giusto.
Si! Il Teatro non si ferma davanti alla lingua. Il verbo da la vita e la toglie e nei burattini scorre nelle cavità scavata dai tarli.
Nel teatro 2+2 non fa 4.
Il teatro come Napoli, come Pulcinella è magia, Mistero.
Il teatro è anche un atto sciamanico.
(Drammaturgia + magia – colla + legno + avvitatori) moltiplicato (sudore + chilometri x emozione) diviso il numero di colli. Aggiungete le pause e rimanete in ascolto.
Siamo a Charleville. La regia della radio festival è pronta. Dopo il jingle musicale la suadente voce annuncia gli ospiti del festival. Fortunatamente in francese parla solo Tatiana e Pulcinella solo timidamente trombazza pivetta marciando trionfale. “Ah qu’il fait bon d’entendre parler francais!”
Ora siamo in strada, una vale l’altra, è come in un sogno. A voi non capita mai di svegliarvi in un sogno perché cominciate ad incontrare troppa gente conosciuta? E va bè che sto dormendo, ma non sono mica stupido. A Charleville ci sono tutti quelli che ho incontrato negli ultimi 10 anni. Tantissimi dei miei amici. La mia vita in una fish tank. Se dovessi sognare sognerei Charleville. Se sto sognando non riesco a svegliarmi. Meglio così.
  Gianluca Di Matteo


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gio
8
ott
2009

Le marionette promesse

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Ancora ricordi. La quiete della tana mi ha confortato, una buona pizza ha zittito lo stomaco ma il verme dello sfruguliamento non si seda, scalpita gambe immaginarie. Più che altro è un arcuarsi di tutto il corpo: testa, pancia, culo e piedi.
La pancia: le marionnettes in strada erano sempre marionnettes, quelle vere. Quelle che sono lì sole e deboli, e forti della debolezza, quelle che non sai nemmeno perché stai a guardarle. Stai come davanti a un fuoco, una bruciatura della drammaturgia dal vivo. Eppure, eccoli i marionettisti e i burattinai dei furgoni arrugginiti, delle carrette roulottes bellissime e incollaudabili,  poesia del metallo e olio e gasolio. Sono lì a resistere, resistere e resistere, piantare il chiodo della coerenza: teatro di marionnettes amigos, mica carne, mica facile, mica peso. Sole o pioggia, le truppe degli abiti dell’umiltà neri, vogliono solo non esserci, farsi invisibili, regalarci una lagrima di commozione e orgoglio: t’ho fregato ma te l’ho detto prima. È tutto un trucco, il trucco dell’almendrucco: la marionetta si solleva e non c’è nulla che, di sotto, la sostenga.
Il culo è didascalico se permettete: al Forum Etre marionettes “fortunatamente” (è qui il didascalico, che pensavate?) ha resistito anche lui, non ha preso abbagli. Abbiamo sciacquato le marionette in Charleville e le faremo asciugare qui.
Seccare qui. Di pubblico ne ho sentito. Quello popolare, quello che ci ha ospitato nella sua casa senza sapere se eravamo dei rompicoglioni (che fiducia ragazzi), e loro hanno, con un sorriso, detto: ma senza le marionnettes che teatro de marionnettes è.
Benedetto Von Kleist guidaci tu, mi viene da pensare, da lassù guardaci e dacci la forza di credere ancora possibile di diventare, per un banale e infantile attimo, semplicemente Dei, creatori di vita e elargitori di mazziate di MOOORTE.
I piedi mi hanno aiutato a pensare. Beh al mattino parcheggiavo in place Jack Felix, poi pigliavo il viale alberato di fianco al fiume, arrivavo al museo Rimbaud. Li dava il sole. Mi fermavo, piegavo la testa in giù così che la nuca acchiappasse quei raggi. Sotto, l’acqua verde scuro scorreva, arrivava e se ne andava come tutto e tutti portando con se le sue sorprese: un ramo gamba, un vestito foglie, una schiuma sputo e non volevo pensare cosa fosse.  Mi giravo e guardavo verso la Place Ducal. Che soddisfazione ragazzi, avevo il Festival di Charleville davanti, a miei soliti piedi. Partivo con calma, guardavo le vetrine, marionette, arrivavo in piazza, marionette, prendevo la pedonale, marionette, passavo il semaforo rosso, marionette.
I piedi, i piedi ci vogliono per un festival.
Ah, dimenticavo la testa. Che non sia il caso di lasciarla perdere? Oppure trattarla come quelle legnose in cui con una trapanata e due viti ci aggiusti la brutta piega, e con una pennellata la fai passare dalla incazzatura alla felicità beota in un attimo.
Non, non si può, siamo sangue: beate marionette.

Damiano


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mer
7
ott
2009

335 professionels presenti a Charleville-Mézières!!!!

 

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Da Germania, Austria, Belgio, Canada, Brasile, Corea, Danimarca, Turchia, Spagna, Svizzera, USA, Francia, Serbia, UK, Grecia, Israele, Lituania, Lussemburgo, Marocco, Olanda, Portogallo, Corea, Repubblica Ceca, Russia 335 professionels presenti a Charleville-Mézières!!!!


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lun
5
ott
2009

L’età lirica della vita altrove

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Ormai sono passati un po’ di giorni da quando siamo tornati. Non so nemmeno quanti e non so che importanza abbia. Ciò sotto un pezzo di Ben Harper, Woman in you, e sto blues, chissà perché, mi fa girare le braccia in alto, chiudere gli occhi, lanciare la mente all’indietro, perdere l’equilibrio del tempo. E si, è passato un po’ di tempo da dove eravamo. Da dove eravamo? Festival di Charleville, amici di Charleville, teatro Forum di Charleville.
Piazza Ducale pomeriggio, attacca Niemen con le sue voci dentro. Balla Niemen con le sue spose marionnettes e Moreno, colonna erculea, aspetta senza fretta: “vi conosco a tutti ragazzi, so cos’è la vita e com’è”. Da grande farò il burattinaio avrei pensato se non lo facessi. Ben Harper, secondo giro stessa Woman in you. Butto la vita altrove; quando ci riesco! Ma perché non lo so ancora. Ben Harper fammi capire, Woman in you, uguale amore!? Teatro in you, chè?
In città stormi di pubblici ruotano intorno alle baracche, in sincrono proprio come uccelli in preparazione del grande viaggio di ritorno. Ma che cercano? L’amore o il panico? Ben Harper, terzo giro, cambio canzone: Two hands of a prayer.
Inizio spettacolo: sospiro. Centro spettacolo: se va bene leggerezza. Fine spettacolo: applausi. Freme e reagisce la gente, sono le emoreazioni involontarie quello che cercano. Una parte di un pubblico sono io, la mia preghiera è esserlo per dimenticarlo per un po’ quell’io. Si, è un po’ di giorni che siamo tornati, con il carretto attaccato alla macchina, l’iPod attaccato allo stereo che ci trascina le ore a non più di centochilometriallora. Perlomeno non si vomita e suono la chitarra: non cerco l’io e non guido io: siamo stati Charleville tutti e tutto: il sorriso e il sudore, il seiras e la marionette Lupi. Sempre Ben Harper ma rificco il blues mi ispira di più.
Eravamo un corpo solo e varie bocche anche per le barbere e i nebbioli: la bambina occhioni di Paola, i baffi di Dino, le corse di Livia, Georgina e i suoi vestitini, Gianluca a guardia della panza di Tatiana, Ceronetti a Lugano, le Dueeunquarto in anticipo (lo spettacolo inizia alle tre), Gianduja dal vivo, due sardi, Deni e le sue amiche, l’obiettivo di Chiara, le Distinte pelate, il raffreddorone (e che nasone) di Franco, la truppa bella e sensibile, i caffè e i saltelli di Dolores. Passi avanti, indietro, pronti, si comincia, va bene va bene, entrata pubblico “ il peut rentrer” e “ il sort”; Charleville ci vuoi insegnare qualcosa?
Rientra il Ben: In the Lord’s Arm. Cos’è stata sta storia del sostegno all’arte, una battaglia vinta in Francia di una guerra persa in Italia? “E voilà, signori e signore, grazie per gli applausi, tra un po’, costretti, torneremo nel nostro carapace: fine e punto e croce. Gioiremo di nostalgia, piangeremo di ricordi, tutto filerà liscio come sempre”. Qualche artista ci perderà la testa, a qualcuno sequestreranno la macchina e qualcun’altro perderà la speranza. No, per favore, non temete, la vita è altrove e voi burattinai sapete trovarla: mettete su un disco del buon Ben Harper, aprite gli occhi, le orecchie, i pori, le mani, i piedi, le narici, se li avete i capelli e continuate a battere sul chiodo della perseveranza: guardateli sti cugini francesi che riescono a combinare e con quel che mangiano per di più.
Ben, adesso l’ho cambiato e mi son piantato Ardecore con la sua Miniera: fa piangere la mia mamma perché parla di emigrati, sarà un caso?
Alors pour finir un grand remerciement à  tous vous pour avoir participè à  cette aventure de Charleville que j’espère ait des superbes, enormes et incroyables strascichi pour tous vous.
un abbraccio

Damiano


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ven
2
ott
2009

UN FESTIVAL D’ENVERGURE, UNE COUVERTURE MEDIATIQUE EXCEPTIONNELLE!

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15ème EDITION, UN FESTIVAL D’ENVERGURE, UNE COUVERTURE MEDIATIQUE EXCEPTIONNELLE !
-   SUPPLEMENT MOUVEMENT   – 16 pages consacrées au Festival.   Lire la revue
- TF1 : le   13h   ( voir le reportage ) et le   20h   ( voir le reportage ).
- France 2 : le   13h
- Arte :   “Le Journal de la Culture” , cinq sujets réalisés en amont du Festival
- Un reportage sur   FRANCE INTER   dans l’émission “Esprit critique” de Vincent Josse
- Un reportage sur   FRANCE CULTURE   dans l’émission “Les mercredis du théâtre” de Joëlle Gayot.   Ecouter l’émission
- Deux reportages de Claire Baudéan pour   FRANCE INFO .
- Supplément 24 pages de   L’ARDENNAIS .   Lire pages 1 à 13   ,   Lire pages 14 à 24
- Deux pages dans   LIBERATION .   Lire l’article
- Deux pages dans   L’HUMANITE .   Lire l’article
- Une page dans   TELERAMA , plus le supplément “Festivals d’été”
- Six pages dans   LA VIE .   Lire l’article
-   La Croix ,   le Parisien ,   l’Express ,   Le Point ,   Les Echos   et beaucoup d’autres…
- et pour la première fois :   El Mundo   (quotidien espagnol),   La Republica   et   l’Unita (quotidiens italiens), la   télévision Turque , etc…
POUR LA PREMIERE FOIS EGALEMENT :
- Un duplex de   FRANCE 3 NATIONAL   dans le 19/20
- Deux captations réalisées pendant le Festival seront diffusées sur France 3 en novembre
- Trois 52 minutes ont été réalisés dont un par   France 3 Champagne-Ardenne ( regarder l’émission ), et deux documentaires : un réalisé par   Sylvie Martin-Lahmani   (en post-production) et un second sur Géo Condé qui sera diffusé le 3 octobre sur   France 3 Lorraine Champagne-Ardenne .
UNE COUVERTURE EXCEPTIONNELLE DE FRANCE 3 CHAMPAGNE ARDENNE de deux duplex par jour pendant 12 jours et de nombreux reportages retransmis sur culturebox (site de france 3 national).
UN SITE INTERNET a spécialement été créé par FRANCE 3 : www.marionnettes2009.fr
RADIO FESTIVAL   a émis pendant toute la durée du Festival sur   107FM
 


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gio
1
ott
2009

Il festival de Le due e un quarto

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Anche noi ce l’abbiamo fatta e siamo arrivate a Torino dopo una giornata di guida intensa… Vi ringraziamo ancora moltissimo per l’opportunità che ci avete dato e per la simpatia! Un bacio e speriamo di vederci presto,
Silvia e Martina: Le due e un quarto  
 

 


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PLUS PERSONNE…debutto in Francia

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Entusiasmante l’esperienza a Charleville! Abbiamo portato il nostro primo lavoro, PLUS PERSONNE, con un’anteprima in doppia replica a Monthermè, piccolo villaggio a 20 Km. dalla città. Qui, 400 giovani tra i 3 e i 10 anni ci hanno accolti calorosamente, partecipando con domande e osservazioni al termine del lavoro. Poi, le tre repliche al Forum, “casa” delle compagnie piemontesi con tanto di bar annesso e distributore di giandujotti “placa-ansie”. Anche qui pubblico calorosissimo, numeroso e stimolante. I montaggi e gli smontaggi tra una compagnia e l’altra sono stati fluidi, anche grazie all’aiuto dei tecnici (2,3,4…ne compariva sempre uno in più, miracolo!). E infine, straordinaria la scelta di spettacolo da tutto il mondo, qualità elevata, lavori diversi tra loro, con libertà estrema di contaminazioni. Un viaggio ricco, mai in tensione, e utile per rigenerare e stuzzicare lo spirito degli artisti. Da tornare assolutamente!

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 http://www.teatrodistinto.it/


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mar
29
set
2009

Il pranzo con i bénévoles

L’ospitalità dei francesi in occasione del festival continua a stupirci, e se questo blog continua a riportarne notizia, e se gli artisti dopo il loro ultimo spettacolo si sono fatti tradurre in francese i loro ringraziamenti in modo da poterli fare pubblicamente, stavolta dovete veramente crederci. Un ultimo atto è stato questo pranzo a più portate offerto agli ultimi di noi rimasti in città, apparecchiato con i piatti e i bicchieri buoni, quelli della festa. Aveva ragione l’antropologo Alain Bertho quando in merito agli eventi festivalieri ha scritto: “La dimension du partage, la dimension festive et le sentiment du temps suspendu contribuent à cette production immatérielle de la ville qui est toujours l’expression d’un ensemble de singularités.”


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lun
28
set
2009

Jack l’éventreur à la sauce piémontaise

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dom
27
set
2009

Ultimo giorno tra parade e scatoloni

 

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Eccoci arrivati al countdown finale. Del Barouffe non ci sono più che i volantini, il materiale promozionale di Etre Marionnette è di nuovo nelle sue scatole, così i formaggi, il cioccolato e i vini che sono avanzati. Il Forum reca solo più qualche traccia sparsa del passaggio dei piemontesi. Abbandonata la loro nave dopo l’ultimo spettacolo in programma, quello del  Dottor Bostik alle 18h00, qualcuno di noi ha preso il largo sul suo furgone in cerca di un letto e di una doccia, ma la maggior parte ha scelto di vivere fino in fondo l’atmosfera del festival, cercando di andare a vedere qualche spettacolo. Dico cercare perchè la biglietteria dell’Espace Festival dà ormai da tempo il tutto esaurito e si può sperare solo nella defezione di qualcuno all’ultimo momento o nella buona volontà di chi è di turno in sala. La soddisfazione è di tutti: per la qualità degli spettacoli ribadita a più voci, sebbene si sottolinei la mancanza di grandi produzioni dovuta principalmente alla differente espansione del settore in Italia rispetto a quello francese; per il calore e la partecipazione di un pubblico esigente ma partecipe, generoso, entusiasta; per l’accoglienza riservataci dai tecnici del teatro, dagli organizzatori del fesival, dalla gente di Charleville, siano stati costoro negozianti o bénévoles. Chi ha visto altri festival internazionali sostiene di non aver mai visto tanta gente così, e a ben dire, le giornate di sabato e domenica hanno visto riversarsi in strada una vera fiumana di persone, che ha reso difficili gli spostamenti nonostante le ampie vie e piazze del centro storico di Charleville-Mézières.

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Questi scatti sono stati fatti con il cellulare che avevamo a portata di mano, per gli scatti del nostro Daniele dovrete pazientare ancora un po’

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Teatro alegre: satire sur fond noir

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Bajani sul Sole 24 ore: Rimbaud appeso ad un filo

C’è un modo che hanno le marionette di abbandonarsi sui fili, che è un modo che hanno soltanto i bambini. Quello di lanciarsi quando il padre o la madre dicono che lo possono fare, perchè tanto li prendono loro”. Parola di Andrea Bajani – torinese d’adozione – inviato speciale al Festival Mondial per Il Sole 24 Ore. Ci ha raggiunti da Parigi dove sta scrivendo il suo ultimo libro, per bere tutto d’un fiato questo “continuo incrociare marionette con marionettisti che da sopra le seguono, che le guardano correre e gli vanno dietro apprensivi, hanno paura che inciampino, che si facciano male, sembrano genitori ai primi passi che fanno, bambini con le braccia in alto e camminare sulle punte.”

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Se oggi siete in Italia approfittatene per leggere il suo reportage sull’inserto domenicale che Il Sole 24 Ore dedica alla cultura.

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sab
26
set
2009

I centres d’accompagnonages

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Al Barouffe è ora del caffè. Tra gli applausi è terminato 85. Le anime del Purgatorio del nostro Gianluca, per il B&B del Dottor Bostik bisogna aspettare le 18.00. Livia e Giorgia sono già partite e Chiara Trevisan e il suo Cirque de pulces scandiscono il tempo di questo pomeriggio nel jardin au fond du culoir. A chiacchierare con noi è venuta la Compagnie Pupella-Noguès di Touluse: l’occasione è buona per parlare del loro Centre de création pour les arts de la marionnette. Le domande non finiscono mai, così tra un espresso italiano e delle pesche con amaretti e cioccolato il quadro si fa sempre più chiaro: la loro compagnia, che aveva già avviato un lavoro di accompagnamento dei giovani artisti, nel 2008 si è vista riconoscere dal Ministero 25.000 euro all’anno, con una convenzione triennale che ha dato loro modo di continuare ad accogliere le nuove progettualità e di farlo al meglio. Nel 2009 i 4 Centres d’accompagnonage (Cedam) sono già 7: segno questo della buona direzione presa dall’investimento pubblico. Il Ministero non ha stabilito per il momento criteri o disposizioni, lasciando ad ogni compagnia detentrice del Centre la possibilità di costruirselo su misura. Quello di Amiens ad esempio – così ci raccontano Joelle Noguès e Giorgio Pupella – ha deciso di stanziare tutti i soldi ricevuti per sostenere un solo artista all’anno che possa contribuire con il suo lavoro ad uno spettacolo della compagnia e che produca uno spettacolo finale di sua invenzione, ma aderente allo sguardo artistico della compagnia. L’accompagnonage della Compagnie Pupella-Nogues si basa invece sull’ascolto del bisogno di più artisti, e sulla messa a disposizione delle risorse e del sapere di cui nel tempo sono diventati portatori, degli spazi, e del tramite del Ministero che in questo modo finanzia nuovi progetti artistici pagando uno stipendio alle compagnie accolte.

Per la Compagnia oltre al piacere di sostenere queste nuove produzioni, c’è la consapevolezza di poterle far rientrare nelle attività di creazione del DRAC – Direction Régionale Affaires Culturels (sedi distaccate del Ministero), da cui ricevono 45.000 euro all’anno per tre anni, con l’obbligo di due creazioni. Una settimana di residenza per 4 persone al Centre costa circa 5.000 euro.
I centres d’accompagnonage sono alla base della piramide del “sistema marionetta”. Subito sopra – ci ricordano – ci sono le 4 Scénes conventionées per il teatro di marionette, circo e strada e, in cima alla piramide – con gli stessi obiettivi ma con maggiori fondi a disposizione, c’è il Centre di Strasburgo per la produzione del teatro di marionette che si occupa di sostegno alla creazione, e aiuto nella diffusione.

Esempi importanti a cui guardare, questi, pensando ad uno sviluppo del sistema marionetta anche nel nostro Piemonte.


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La mostra di Marionnette au pied du monde a Lione

Prima di vedere lo spettacolo, la sorpresa al Forum è quella di uno spazio espositivo che ha portato oltralpe alcuni dei pezzi più interessanti delle collezioni appartenenti a storiche famiglie di burattinai e marionettisti piemontesi, presentati accanto alle inquietanti astratte e pensanti marionette del Teatro dei Sensibili di Guido Ceronetti. La tradizione marionettistica, esemplificata attraverso una scelta operata dall’Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare, proseguirà il suo cammino andando dal 29 settembre al 9 ottobre a Burgoin-Jeallieu vicino a Lione. Se siete da quelle parti non mancate di dare un’occhiata.


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I numeri del festival

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Il festival, che è costato alla Città, alla Regione, al Ministero e agli sponsor privati 7 milioni di euro, ha venduto 72.000 biglietti – di cui 12.000 ai bambini. 36 i punti di spettacolo dell’IN. Sono 300 le compagnie coinvolte nell’IN e nell’Off, ma chi gira per le strade di Charleville sa che il festival non finisce qui. Continua con gli spettacoli dell’organizzazione antifestival che scrivono su Karagoz e con la programmazione dell’Annexe: un’esperienza – quest’ultima – da cui imparare, e molto. Opera di 40 giovani artisti che per l’occasione hanno saputo mettersi in rete, ottenere tre piccoli spazi cittadini, allestirli con attrezzature prese in prestito da varie sale francesi e con tavoli, sedie e mobilia varia presa in prestito dall’Association Emmaus fondata dall’Abbé Pierre e disponibile alla vendita (per beneficenza) alla fine del festival. Per le strade c’è anche chi espone il cartello: ” Nè In né Off, la marionnette est libre!”. L’augurio di tutti è comunque quello di buona visione: la festa continua fino a domani sera.

 


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Les Bénévoles

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Ti accolgono a braccia aperte, si offrono di accompagnarti allo spazio del festival se è lontano e ti vedono molto stanco e lo fanno anche se sono già in pigiama, a volte ti preparano la cena per farti sentire bene come a casa, qualcuno ha anche risolto un problema di trasporto fino all’aeroporto di Charleroi in cambio del solo rimborso della benzina. E quando li ringrazi inchinandoti davanti a tanta grazia e a tanto calore davvero inaspettati loro ti rispondono “C’est normal“. Sono l’esercito dei bénévoles, le 400 famiglie che hanno messo a disposizione del festival di Charleville e dei loro ospiti le proprie case, letti asciugamani lenzuola cucine e disponibilità. In cambio ricevono alcuni biglietti omaggio per gli spettacoli come remerciement, e da quest’anno l’invito ad un cocktail offerto dal Président du Conseil Regional e una cena presieduta dal Mairie de Charleville a chiusura di tutto. E se domandi loro perchè lo fanno la parola d’ordine è partager, condividere, mescolare le culture. In più, mi spiega Charlotte che per raccontare tutto ciò è stata scelta da France 3 nella diretta di oggi, Charleville-Mézières è assurta agli onori della cronaca grazie alle inondazioni, all’affaire Dutroux e alle due guerre mondiali: il festival è invece vitale, porta con sè un’atmosfera di festa, familiare e un pubblico davvero internazionale. Sono davvero speciali, e riprova è la risposta di Lucye, 8 anni, che sentendosi ringraziare per averci prestato la sua cameretta, ha detto: “E’ normale, è tutta la vita che lo faccio”.


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ven
25
set
2009

Niemen di nuovo in Place Ducale

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Oggi alle 16h00 un’altra replica di L’eau miraculeuse in una Place Ducale gremita di gente, dopo l’intervista insieme a Marco Grilli vestito da Gianduja per la Tv, per France 3. Nessun traduttore d’eccezione, questa volta, nè Albert Bagno dell’Unima, nè Eugenia Prelorent di Eolo. E’ il Piemontese più puro a far da padrone, ben compreso dai francesi, con tanto di accento vercellese che è valso un incontro con la moglie di Monticelli qui al festival come noi. Riconosciuto l’accento, è venuta infatti a salutarmi, per dirmi che ritmo, storia e battute del mio spettacolo sono gli stessi del vecchio Monticelli con fagiolino: da cent’anni a questa parte nulla è cambiato, gli spettacoli continuano  apiacere così come sono. Una spiegazione? Sono magici. In molti fanno e propongono cose nuove, ma il mio spettacolo è bello così. E poi aiuta a tener viva la memoria di giochi di un tempo come quello del gatto e del topo:

Nonno/gatto: “Dov’è il formaggio?”

nipote/topo: “Nella dispensa”

nonno/gatto: “E la chiave?”

nipote/topo: “E’ sotto il trave”
nonno/gatto: “E la chiavina?” (una volta il formaggio era custodito in una dispensa nella dispensa, con doppia chiavina)

nipote/topo: “E’ sotto il cuscino”

nonno/gatto: “E se io ti prendo?”
nipote/topo: “Io scappo”
E via di corsa…

Eliseo
nonno/gatto:


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Radio Festival su 107 FM

C’è grande curiosità tra gli operatori e il pubblico di Charleville in merito allo spazio piemontese: “Ma cosa fate? Cosa ci consigliate? C’è ancora posto, perchè mi hanno detto in biglietteria che era tutto esaurito…” In molti provano a passare di qua, per cercare lo stesso di entrare. Una riprova di questa attenzione e curiosità è lo spazio che Radio Festival 107 FM dedica ai nostri artisti, intervistandoli in questi giorni ad uno ad uno. Tutto può essere ascoltato su www.radio-festival.com . Dopo l’intervista a Eliseo Niemen, giovedì 24 è stata la volta di Marco Grilli e Gianluca Di Matteo, con la sua Tatiana e 1/2.
Oggi alle 13.30 l’appuntamento è con Il Dottor Bostik, poi alle 14.00 tocca al Teatro dei Sensibili, alle 16.00 a Chiara Trevisan e al suo circo di pulci. Domani alle 11.00 potrete saperne di più su Le due e un quarto, alle 13.00 sul Teatro Distinto.
Vi aspettiamo!!!!!
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Il Valentino’s Flea Circus e i circhi delle pulci a Charleville

Sono una domatrice di pulci. Questo in sè è già argomento di conversazione per una cena noiosa. Di più, il mio circo è talmente minuscolo da entrare in una scatola e da poter essere visto da una sola persona alla volta. A quanto risulta dalla banca dati internazionale dei circhi di pulci (potete non crederci ma ne esiste una, inglese, aggiornatissima), il mio è il primo di questi spettacoli realizzato in condizioni di così conturbante intimità. La mia scatola si accomoda in un angolo del foyer, piccolo dono inaspettato per i frequentatori del teatro. Decora e anima un tratto di strada, che risuona della voce potente dell’imbonitore addestrato per l’occasione (Gigi, il mio primo tentativo di domatrice di esseri umani). Qui a Charleville mi si può trovare ovunque, grazie alla disponibilità ed estrema gentilezza degli organizzatori.

E, finalmente, posso confrontare il mio lavoro con quello di altri colleghi “inscatolati”. La tecnica teatrale che utilizzo è molto popolare in Sudamerica, in particolare in Brasile dove è conosciuta come teatro Lembe lembe (dal nome della macchina fotografica di metà 800, cui l’estetica della macchina spesso si ispira). Esistono addirittura festival interamente dedicati. Beati loro! Qui al Festival Mondial una strada è interamente popolata da una teoria di scatole brasiliane, cilene, uruguayane. Un’occasione ghiotta per me, una delle pochissime artigiane a lavorare in scatola in Italia, paese in cui sono ancora (troppo) pochi gli artisti stranieri invitati a presentare micro-performance. Tra un impegno e l’altro con il mio circo mi sono dunque accomodata davanti ad ogni genere di pertugio. La varietà è tanta: uno, due, cinque spettatori, uno o due occhi alla volta, storie comiche, tenere, surreali, grottesche, tecnologiche. Una fabbrica di OGM, una lettera in bottiglia, assetati nel deserto e cantanti d’opera. Un po’ per tutti i gusti. La scatola è un contenitore, e come tale può ospitare una varietà infinita di immagini. Gli artisti che ho incontrato qui lavorano prevalentemente con piccoli pupazzi e marionette.

A prescindere dal livello qualitativo delle produzioni, mi sono resa conto che il mio spettacolo si distingue particolarmente per la materia principale con cui lavoro all’interno della scatola: l’immaginazione dello spettatore. Non risponderò alla domanda: “Ma ci sono pulci vere?” Sarete voi a farlo al termine dello spettacolo. E sono sicura che le risposte saranno una diversa dall’altra. Sebbene il pubblico di questo festival sia abituato alle scatole teatrali, colgo tuttavia negli occhi degli spettatori, al termine dei 4 minuti a loro dedicati, la sorpresa di essersi sentiti levare il tappeto sotto i piedi. L’inaspettato ha trovato posto nel loro carnet. Le pulci sono orgogliose. La domatrice guarda al futuro con rinnovata unica, piccola, intima e preziosa fiducia. Una fiducia che sta giusto custodita in una scatola

Chiara


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gio
24
set
2009

Lever les freins

Incredibile a dirsi, ma la Regione Champagne-Ardenne oltre ad avere un assessore alla cultura di 26 anni (!) nel 1983 ha dato in gestione tutta la cultura ad una associazione, l’ORCCA – Office Régional Culturel de Champagne Ardenne, che accoglie i progetti, li valuta, ne propone di propri. E’ organizzato da loro il convegno Lever les freins, una giornata per addetti ai lavori dedicata alle arti della marionetta. Accueillir la marionnette : lever les freins, élargir les possibles è il tema del confronto.

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Matinée-débat de 10h à 13h, Le Repaire, Espace Professionnel, 21A rue d’Aubilly. A l’occasion du Festival Mondial des Théâtres de Marionnettes, l’Orcca et l’association Themaa proposent aux professionnels du spectacle et aux médiateurs une matinée-débat exceptionnelle autour des arts de la marionnette. Elle tentera d’interroger collectivement les conditions qui permettraient au théâtre de marionnettes et de formes animées de mieux occuper la place qui lui revient parmi les arts vivants : création, production, diffusion, action culturelle. A travers des expériences réussies ici, des points de blocage repérés ailleurs, quelques témoignages inspirants, la rencontre pourra contribuer à remobiliser l’ensemble des acteurs concernés autour de schémas d’actions originaux. Les échanges seront animés par Anne Quentin, journaliste à La Scène, en présence de nombreux intervenants français et étrangers : Philippe Choulet, Grégoire Callies, Philippe Sidre, Georgina Castro Küstner, Lucile Bodson, Anne-Françoise Cabanis,…

La domanda condivisa è stata dunque questa: come fare per veder riconoscere al teatro di figura un reale posizionamento nelle programmazioni teatrali, al di là del pregiudizio che lo vede relegato alle scolastiche e alle domenicali, pensando ad un giovane pubblico. Marionette e burattini in realtà sono poesia davvero per tutti, anche se per scoprirlo a volte è necessario accompagnare i propri figli ad uno spettacolo. Molto si è parlato anche della necessità e della difficoltà di una definizione del teatro di marionette, nonchè del pericolo insito in essa.

Georgina è intervenuta come relatrice in quanto direttrice artistica del Teatro del Lavoro di Pinerolo, come Vu d’Ailleurs, prima della sintesi finale di Jean-Claude Daniel, président de l’ORCCA.


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Le grand marionettiste

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Non puoi non rimanerne affascinato. La sua maschera é l’incarnazione di quegli immaginari Dei che in un festival come questo – sogno di ogni marionettista e luogo, come dice Damiano, “divenuto mito nell’immaginario del burattinaio di ogni paese della terra, suolo sacro da calpestare con dovizia e rispetto” - dovrebbero guardare e giudicare il talento e l’energia degli artisti. Dalle 10 alle 21 le Grand Marionettiste di 12 metri, concepito da Jacque Monestier e installato sulla facciata dell’Institut international de la marionnette dal 1991, guarda tutti i burattinai fissi negli occhi, in cerca delle loro verità. Vive al centro del festival come la marionnette au centre des arts, rencontres et innovations du festival. Accompagna giorno dopo giorno gli studenti dell’ENSAM (Ecole National Superieure des Arts de la Marionnette) e il lavoro di ricerca, creazione e formazione dell’Institut, per poi prendere per mano i 130.000 spettatori (la scorsa edizione) del festival, faro di quest’atmosfera febbrile, in cui ”on va se passioner, s’enflammer, se chamailler pour un spectacle ou pour un autre. Une ambiance extraordinaire va se reprandre dans toute la ville, jusqu’au bout de la nuit.”

Paola


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Galette au sucre

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Un vero risveglio ardennese stamattina: galette au sucre  – una specie di focaccia dolce di Susa con sopra, a seconda delle varianti, burro e zucchero o un po’ di crema – e poi passeggiata con le mani in tasca per il freddo che fa. Sopra, un mare di tetti spioventi, abbaini, comignoli e antenne TV malferme sul loro unico piede: una geografia per gatti davvero da cartolina. Intorno, il corso lento del fiume Meuse, e un’infilata di casette di due o tre piani in pietra calcarea gialla e ardesia, con bowindow e balconcini ricamati; vetrine addobbate a festa con marionette e burattini che per una decina di giorni tornan fuori dalla scatole rinconquistandosi la possibilità di dire la loro; la bol d’air del Mont-Olympe, le festose vie del centro assiepate di bancarelle, di artisti, di appassionati con la mappa del festival in tasca e di scolaresche in pettorina verde. Il ritmo pare sempre lo stesso, lungo i viali alberati, rigoroso ma non austero, per poi aprirsi vicino a l’Hotel de ville e grazie ai 24 eleganti pavillons da ‘ville nouvelle’ della Place Ducale. Riapre anche il Forum con il nostro Etre Marionnette.

Paola

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mer
23
set
2009

Puvrun bagnant’l'oli: la conferenza stampa

Il racconto stasera comincia con una mostra finalmente allestita, con le marionette delle storiche famiglie piemontesi Lupi, Burzio e Aimino e con quelle più singolari e contemporanee del Teatro dei Sensibili di Guido Ceronetti, tutte al sicuro nei loro gusci di cristallo. Inizia con il manifesto della via crucis dei piemontesi quando fu fatta capitale Firenze; con chi aspettava di entrare già da un po’ e dopo aver scartabellato paziente tra le cartoline degli artisti, i cataloghi di Piemonte dal vivo e il materiale ufficiale di Etre Marionnette, ha infine rotto il silenzio irreale dell’exposition. Poco dopo comincia la conferenza stampa, sulla scia degli applausi meritati dello spettacolo dei Marivelas, per cui in molti chiedono locandine da portare a casa. Ad aprire le danze un intervento appassionato della direttrice artistica del festival di Charleville, Anne Francoise Cabanis, che evita ogni frase di circostanza e sceglie con nostro immenso piacere di presentare il progetto Etre Marionette con i toni caldi di chi davvero ha creduto e crede nella creatività e nella passione dei marionettisti piemontesi. Dopo la presentazione delle compagnie fatta da Georgina Castro Kustner, direttrice artistica insieme a Damiano Privitera dell’esperienza piemontese oltralpe, a parlare è Marco Chiriotti, dirigente regionale del Settore Spettacolo. Chiude il cerchio Giovanni Moretti dell’Istituto dei Beni Marionettistici e del Teatro Popolare raccontando di un Piemonte che sa unire anche in Gianduja la tradizione e l’innovazione. Tra il pubblico, la persona che è considerata l’anima stessa dell’Istituto Internazionale della Marionetta di Charleville, Margarita Nicolescu,  la persona che ha concretizzato gli ideali del fondatore del festival Jaques Felix.
La condivisione delle parole e delle esperienze continua al Bar-ouf intorno ad un buon vino, a formaggio stagionato nel fieno da gustare con cugnà e miele, acciughe al verde, puvrun bagnant’l'oli, salame cotto.
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Qualcuno rimane, gli altri spariscono, si va a mangiare o si cerca qualche spettacolo da poter vedere, in questa bolla d’aria concessa dalla giornata. Delit de facade è quello che per le strade aggrega più gente in una processione guidata da un dito gigante e volante, fascino da machinerie e da marionette portate a mano. Di spettacoli, pero’ c’è soltanto l’imbarazzo della scelta. Di capannello in capannello il tempo vola ed é ora di tornare al lavoro. Qualcuno va in radio per le interviste, il Bar-ouf ha nuovi cartelli disegnati con stile da Lello, Il Teatro dei sensibili ha già preparato il banchetto di accoglienza per il pubblico, con frasi da scartare, cartoline da conservare, affiches per i più appassionati. E anche stasera si registra il tutto esaurito.
Prima di tornare all’ovile in molti ci si ritrova pero’ davanti all’Institut international de la marionnette per una buonanotte da baracca e burattini, sfidando il freddo improvviso e la stanchezza che comincia davvero a farsi sentire.
 
 
 
 

Le vetrine d’arte di Charleville

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Un piccolo variegato campionario della fantasia e della creatività con cui i negozianti di Charleville dimostrano di sentirsi in qualche modo parte del festival. Sono cose che qui in Italia non si vedono proprio tutti i giorni…


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Eternelle Guaratelle !

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mar
22
set
2009

Da Torino Caselle

Ci si trova tutti in aeroporto, a Torino Caselle, chi dopo aver fatto ’scorta’ di nicotina fumando il sigaro in attesa di un passaggio fin lì, chi con la preoccupazione che i fiori di bach o il violino non passino il check-in, chi armato di giornale, mensile sulla montagna e bottiglietta d’acqua per il viaggio. Io arrivo dopo aver scoperto che l’impianto elettrico della mia macchina ha deciso per il suo canto del cigno proprio alle 6.30 del mattino, carica dei bagagli di Charleville. E mentre penso che 36 euro di taxi sono molti di più di quelli spesi per il biglietto aereo fino a Charleroi, a cominciare è una girandola di saluti, di volti noti, e di curiosità verso occhi nuovi, incrociati per la prima volta, di cui non sapevo. Ci muoviamo tutti con gesti precisi, netti, senza tentennamenti, solo qualcuno si affida agli altri, per paura di perdersi tra gate e boarding pass, finché non si parte davvero: sotto di noi Chamonix e il Monte Bianco, un mare di nuvole che paiono un antico ghiacciaio.

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Per decidere chi prenderà il pullmino e chi invece partirà in macchina si perde un po’ di tempo, ma alla fine la vera sorpresa è la statale tra Charleroi e Charleville, un’unica vera infilata di lavori in corso. Alla fine di tutto, una cittadina di case a due piani immersa nel verde, con guglie aguzze color graffite e il festival mondiale della marionetta. Le piazze e le strade fitte di capannelli, in cerchio intorno agli artisti. Manifesti ovunque, come ghirlande, che vestono le strade a festa, e un corno che suona in lontananza, ma poco dopo è una cornamusa, girato l’angolo un burattino che canta. Un punto di accoglienza per i professionel dispensa cartelline, birre e torte di mele, e un drago che sputa fuoco che gira per le strade della città, poco oltre è una giraffa sui trampoli, lì accanto c’è una mano vestita da un guanto e da due bottoni che ruba grida di giubilo ai bambini intorno.

Al Forum è tutto un brulicare. Gli artisti arrivano alla spicciolata, con le loro valigie di meraviglie in spalla, srotolano fame e sapienza, bivaccano, scaricano i materiali, appendono locandine in giro per la città, qualcuno canta una canzone bambina: “Gira gira per il mar corri e non fermarti mai sempre all’erta notte e dì pirata sei così” e penso che per tutti noi oggi sia proprio così.

Paola


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Capriole su capriole…

Si corre davvero, perchè lo spazio ci è stato dato soltanto adesso. Prima era degli alsaziani, e ora bisogna montare tutto alla velocità della luce, si corre, si corre, si corre. I cartoni sono ovunque, il materiale da scartare, le teche di cristallo da pulire, il pavimento da spazzare. E intanto gli arrivi, i saluti di tutti. Capriole su capriole.

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Gianduja per le vie di Charleville-Mézières

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Ecco il nostro Marco Grilli vestito da Gianduja, in giro per le vie di Charleville-Mézières!

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lun
21
set
2009

L’avventura è cominciata…

Ieri primo giorno di festival per Etre Marionnette della Regione Piemonte… per iniziare ad “ambientarsi” nel marasma caotico di questa cittadina popolata da marionettisti, burattinai, teatranti, artisti e tanta gente, adulti e bambini, di tutte le parti del mondo! Nella splendida piazza Ducale, il primo spettacolo dei Fratelli Niemen, subito segnato dalla ricchezza degli incontri e all’insegna dell’interculturalità: Bruno Niemen inizia il suo spettacolo “L’Acqua Miracolosa”, in italiano… in piemontese… ma ecco che arriva Albert Bagno e così, sul momento, si propone di dargli una mano e di interpretare in francese il Gianduia! E’ buffo vedere il “dietro le quinte”, osservare Bruno Niemen che, a torso nudo, armeggia coi burattini e ogni tanto scivola un po’ troppo nel piemontese per il compagno inginocchiato a fianco a lui che dopo ogni sua battuta “traduce” in francese… il pubblico cresce e segue, la collaborazione è perfettamente riuscita :-)

Livia

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Arrivi

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In cordata tra il campo base e la vetta

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Torino, h 8.00, Campo Base Regione Piemonte
L’ufficio è ancora vuoto, silente, in attesa del nostro ultimo colpo di coda. La scaletta di post-it che campeggia sulle nostre scrivanie è fitta di pioli, come prima di ogni partenza, e il premio che ci aspetta – albero della cuccagna da così tanto atteso – è la valigia pronta per Charleville-Mézières. Un respiro, e si procede poi a ritmo serrato.
Pinerolo, h 8.00, Campo Base La Terra Galleggiante
E’ Francesca l’ultima a partire, con il suo bastimento carico di…Tocca a lei lo sguardo materno, quello della ricognizione, a cui tutti si affidano per assicurarsi di non aver dimenticato nulla. La conta finisce salendo sul furgone pronto in cortile, dove ci sono anche Giacomo il tecnico e Lello per il Bar-ouf, cui è affidata la guida del furgone delle ragazze delle Due e un quarto. Fino a Charleville-Mézières sono 867 i km da macinare!
Charleville-Mézières, h 8.00, La vetta
Che ci si svegli nel cuore caldo di una delle famiglie che in 10 giorni ospitano più di 500 addetti ai lavori, o nel bellissimo campeggio sul lungofiume, dopo il caffè il ritmo si fa sempre più sincopato, in previsione dell’apertura di domani dello spazio Etre Marionette presso il Forum. Stamattina alle 11h00 Gianluca Di Matteo debutta presso la Cour du Musèe de l’Ardenne con le sue Guarratelle di Pulcinella – riprese poi alle 14h30 e alle 21h00 – mentre Niemen sarà ancora in Place Ducale alle 16h00 con il suo L’eau miraculeuse, dopo aver risolto (speriamo) il problema della chiave rotta nella toppa della sua roulotte. Stasera verso le dieci non mancherà nemmeno il furgone in arrivo dall’Italia da scaricare, ma nel tempo matto di questa giornata di pendenti da chiudere, di ultime cose da sistemare, di materiali da distribuire, non si mancherà di partecipare alla Giornata della pace in Place Ducale, cui presenzierà anche il presidente del Festival Mondial des théâtres de marionnette Jean Felix, nipote del Jacques che nel 1961 diede i natali alla manifestazione.

Nodo dopo nodo, la cordata procede dunque verso la vetta, ove gli scatoloni e le casse ci aspettano, vessillo di un Piemonte che non mancherà.

Paola

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Otto mesi a Charleville-Mézières

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Spaparanzata sul cuscino, le mammelle adagiate su un copriletto così azzurro da farti sognare il mare, la mucca di pezza aguzza le sue orecchie fiorate: un piccolo piede s’è mosso, guadagnando con una parabola netta l’altra sponda del letto. Una manina annaspa nelle vicinanze della sua coda in cerca del ciuccio, l’altra si assicura la stretta intorno alla sua zampa marrone. Mucca sa che in quel primo sfarfallio mattutino di occhi azzurri si infrange la quiete notturna, che per oggi il suo lavoro è finito, in quell’ultima stretta da angelo custode. La piccola Anna si è svegliata, chiamerà per avere un altro abbraccio, infine la pappa, ma sa anche che, per entrambe, sarà una giornata speciale, di valige da fare per Charleville-Mézières:

FR 4865 – 22 set 2009 da TRN – Torino a CRL – Bruxelles (Charleroi) 

E con loro tutta la banda!

Paola


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dom
20
set
2009

Primo giorno Charleville-Mézières

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Se il buon giorno si vede dal mattino, il sole che oggi ci fa da cappello e queste strade così dense e brulicanti di persone e - perchè no – il caldo benvenuto del sindaco di Charleville alle compagnie ospiti del festival e il calore familiare dell’accoglienza riservataci dalle famiglie del luogo che ospiteranno alcuni di noi, sono da soli il migliore degli auspici possibili. Le cartoline con il programma di Etre Marionette, i più preziosi cofanetti per i professionel, gli inviti alla conferenza stampa di presentazione allo spazio piemontese, le borsine e le spille sono gli uccelli di cui leggere il volo per arguire la volontà degli Dei, poichè il campo di battaglia questa volta è l’arte di un teatro di figura tutto piemontese.

Alle 16h00 Niemen fa il suo esordio al festival mondiale con L’eau miraculeuse. La Place Ducale è gremita e immensa, un mare di teste da attraversare, e a far da traduttore simultaneo d’eccezione è Albert Bagno dell’UNIMA ITALIA.

C’è poi la regista di Piemonte Movie, Diana Gironini, che segue Livia (il nostro ufficio stampa) passo passo, intervistando, chiedendo, raccogliendo storie, intrecciando i destini di tutti su hard disk: la promessa per tutti è quella di un documentario capace di raccontare la Bar-ouf di questa esperienza oltralpe.

Nel sopralluogo allo spazio del Forum scopriamo che i tecnici sono tre e davvero gentilissimi e disponibili. Lo spazio espositivo guardato con gli occhi di chi sa quale allestimento dovrà ospitare sembra più che mai adatto, e il bar nel cortile adiacente molto ospitale.

Si finisce con un arrosto inaspettato, cucinato per noi dagli ospiti francesi, viatico prezioso per i giorni a venire.

Bonne nuit!

 

 


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sab
19
set
2009

Chi siamo

ETRE MARIONNETTE – Piemonte dal Vivo

Un’iniziativa promossa da

REGIONE PIEMONTE

Direzione Cultura, Turismo e Sport
Daniela Formento, direttore
Settore Spettacolo
Marco Chiriotti, dirigente

In partenariato con
Festival Mondial des Théâtres de Marionnettes

Organizzazione e coordinamento
Piemonte dal Vivo
Giulia Bertorello, Cristina Giacobino

Direzione artistica e coordinamento
Georgina Castro Küstner
Damiano Privitera
(La Terra Galleggiante – Teatro Alegre )

Direzione organizzativa
Francesca Costarelli

Direzione tecnica
Giacomo Cuppari

Redazione Editoriale
Paola Bologna (Piemonte dal Vivo)

Promozione e ufficio stampa
Livia Siciliano

Documentazione fotografica
Daniele Gianoglio

Riprese video
Piemonte Movie – Diana Gironini

Identità visiva
Giorgio Badriotto

Traduzioni
Eleonor Duffy, Julie Linquette

In scena
Dino Arru, Raffaelle Arru, Erica Borroz, Franco Cardellino, Guido Ceronetti, Patrizia Da Rold, Georgina Castro Küstner, Gianluca Di Matteo, Marco Grilli, Silvia Laniado, Luca Mauceri, Tatiana Mazali, Bruno Eliseo Niemen, Alessandro Nosotti, Gigi Piga, Damiano Privitera, Valeria Repetto, Valeria Sacco,  Martina Soragna, Chiara Trevisan, Maritza Velasco, Moreno Zemignani

Equipe tecnica
Daniele Contu, Marco Zicca, Maurizio Grosso, Marco Roccati, Alessandra Zappattini

Equipe organizzativa
Bianca Chiappino, Giacomo Chiaramello, Anna Balley, Fabrizio Gavosto.

Spazio espositivo Au pied du monde
A cura dell’Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare e del Teatro dei Sensibili

Editoria
Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare e Associazione Peppino Sarina

Bar-Ouf
Cooperativa Il frutto permesso
Cantine Fontanafredda


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Charleville-Mézières tra Rimbaud e il festival mondial

La sua città
Mézières, antica roccaforte, e Charleville, follia architettonica di un principe italiano del XVII secolo, in principio separate dal torrente Meuse, si uniscono nel 1966.Charleville-Mézières, capoluogo del dipartimento Ardennes e città natale di Arthur Rimbaud, accoglie fra le sue mura il più grande festival di teatro di marionette del mondo.

La sua storia
Nel 1961 Jacques Felix, un appassionato illuminato oggi scomparso, invita alcune compagnie europee e francesi a unirsi alla sua, per la prima edizione di un festival che andrà incontro a un successo sempre crescente e arricchirà il teatro di marionette di un Institut international, di una Ecole Nazionale Supérieure des Arts de la Marionnette e di una capitale mondiale, Charleville-Mézières! In un’epoca in cui per l’Europa occidentale il teatro di figura era un’arte minore, riservata ai bambini, l’appuntamento ardennese ha giocato un ruolo importantissimo nella nascita e notorietà di quest’arte, sdoganandola da questa concezione riduttiva e aprendola il più ampiamente possibile alle culture e tradizioni dei 5 continenti, in particolare all’Asia e all’Africa. Da questo confronto tra le arti primarie, le grandi tecniche classiche – marionette a filo, a bacchette, a guanto, ombre – e le nuove tecnologie, nascono un’effervescenza e una creatività che si rigenerano all’infinito.

I suoi numeri
Questa manifestazione triennale è oggi il più importante incontro mondiale di marionettisti, programmatori e pubblico di appassionati. Nell’ultima edizione, quella del 2006, il festival In e Off ha accolto 150.000 spettatori. Anche quest’anno promette una dieci giorni capace di rinnovare l’atmosfera della grande festa popolare grazie all’emozione dello spettacolo dal vivo, e propone un tema comune: la marionette au centre des arts, rencontres et innovations. L’ambizione condivisa è infatti quella di valorizzare l’identità contemporanea del teatro di figura, che sempre più spesso è al centro delle arti della scena, dalla danza al teatro, dalla musica al circo e alla magia, dal video alle arti plastiche.
Sono più di 20 i paesi rappresentati, di tutti i continenti, ma la Regione Piemonte – insieme a Cile, Québec, Corea, Belgio e Paesi Bassi – si vede dedicare uno spazio e un’attenzione particolari. La direttrice artistica Françoise Cabanis, invitata a Pinerolo dal 27 febbraio al 1 marzo 2008 alla VII Vetrina Teatro Figura Piemonte – En attendant Charleville-Mézières ha partecipato personalmente alla selezione delle compagnie e degli artisti che dal 20 al 27 settembre 2009 rappresenteranno oltralpe le espressioni più interessanti del teatro di figura regionale con il programma Etre marionnette – Il Piemonte dal vivo.


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ven
18
set
2009

Programma

PROGRAMMA AL FORUM
18, av Jean Jaurès – 08000 Charleville-Mézières

martedì 22
h 18
Gianluca Di Matteo – L’uomo che viveva nell’armadio
Le Due e un quarto – Retrò …
h 21
Teatro Alegre – Marionette in cerca di manipolazione

mercoledì 23
h 9.30
Marivelas – Il circo di Clemente
h 11
Marivelas – Il circo di Clemente
h 17
ODS sc/TS Torino/Teatro dei Sensibili – I misteri di Londra
h 21
ODS sc/TS Torino/Teatro dei Sensibili – I misteri di Londra

giovedì 24
h 11
Marivelas – Il circo di Clemente
h 14.30
Gianluca Di Matteo – L’uomo che viveva nell’armadio
Le due e un quarto – Retrò …
h 18
Teatro Alegre – Marionette in cerca di manipolazione
h 21
Teatro Alegre – Marionette in cerca di manipolazione

venerdì 25
h 9.30
TeatroDistinto – Sono andati tutti via
h 11
TeatroDistinto – Sono andati tutti via
h 14.30
Marionette Grilli – Gianduja e la farina magica
h 18
Gianluca Di Matteo – 85. le anime del purgatorio
h 21
Gianluca Di Matteo – 85. le anime del purgatorio

sabato 26
h 9.30
Marionette Grilli – Gianduja e la farina magica
h 11
Marionette Grilli – Gianduja e la farina magica
h 14.30
Gianluca Di Matteo – 85. le anime del purgatorio
h 18
Dottor Bostik / Unoteatro – B&B – Beckett and Bacon
h 21
Dottor Bostik / Unoteatro – B&B – Beckett and Bacon

domenica 27
h 11
Gianluca Di Matteo – L’uomo che viveva nell’armadio
Le due e un quarto – Retrò …
h 14.30
TeatroDistinto – Sono andati tutti via
h 18
Dottor Bostik / Unoteatro – B&B – Beckett and Bacon
PROGRAMMA IN STRADA

20 – 23, h 16, Place Ducale
Fratelli Niemen – L’acqua miracolosa

24 – 26, strade di Charleville-Mézières
Guido Ceronetti / Teatro dei sensibili – Noi siamo fragili. Spariamo poesia

22 – 27, strade di Charleville-Mézières
Chiara Trevisan – Valentino’s Flea Circus

lunedì 21, h 11 – 14.30 – 21, Cour du Musée de l’Ardenne
Gianluca Di Matteo – Le Guarattelle di Pulcinella


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gio
17
set
2009

Festival Mondial des Marionnettes, à vos téléviseurs!

TELEVISIONS

- Arte :   « Le Journal de la Culture », 5 sujets diffusés du 14 au 18 septembre chaque soir, réalisés en amont du festival par Cécile Magne.
- France 3 Champagne Ardennes :  
- Le 13 septembre reportage par Michelle Pigeon sur les préparatifs du festival 19/20
- Le 25 septembre de 15h à 16h, émission de 52 minutes en différé de la Place Ducale (enregistrement le vendredi 24 septembre de 11h00 à12h00).
- Tous les jours duplex en direct du festival dans les JT du 12/13 et du 19/20 du 18 au 27 septembre.
- France 3 Lorraine :  
- Le 10 septembre, captation de la photographie de Christophe Loiseau et des répétitions compagnies.  
- Captation et diffusion de 2 spectacles : « Sleeping beauty » par la Compagnie Akselere et « Sur la dune » par le Tof théâtre  
- Documentaire sur Geo Condé de 13 minutes diffusé le 3 Octobre.
- France 2   : Reportage par Marie-Hélène Bonnot le premier week end du festival
- TF1   : Reportage par Vincent Dietch le premier week end du festival

RADIOS

- France Info :  
- Chronique « Sortir, Ecouter, Voir » par Claire Baudéan le 17 septembre : Annonce du festival.
- Chronique « Sortir, Ecouter, Voir » par Claire Baudéan le 21 ou 22 septembre : Reportage au festival.
- France Inter   : « Esprit critique » par Vincent Josse, Duplex entre Vincent Josse et Monique Derrien le 16 Sept, avec extraits et reportages.  
- France Bleu   : invité dans la matinale : Anne Françoise Cabanis, le 16 en direct.
- France Culture   : « Les Mercredis du Théâtre » par Joëlle Gayot, reportage itnterview d’Anne Françoise Cabanis de 15h00 à 16h00 le 23 septembre.

PRESSE ECRITE

- La Vie   : Article 6 pages et 4 photos : Christine Monin et Fanny Leborgne le 10 septembre.
- Nouvel Observateur   : Annonce par Odile Quirot le 10 septembre.
- Télérama   : (cf : Pages critique) Par Mathieu Braunstein le 16 septembre.
- Le Figaro   : Interview d’Anne Françoise Cabanis + focus sur l’humour par Valérie Sasportas le 18 septembre.
- Les Echos   : Interview d’Anne Françoise Cabanis par Dominique Charton sur la professionnalisation et la mise en place de biennalisation. Parution le 17/18 Septembre.  
- La Croix   : Didier Méreuze « Sur les traces de Rimbaud » Reportage le 18 septembre à Charleville-Mézières.
- L’express   : « La marionnette et l’humour » par Laurence Liban à l’occasion du festival sur la marionnette et l’humour le jeudi 17 septembre.  
- Le Pellerin   : Annonce du festival par Maxime Lubliner le 17 septembre.
- VSD   : Annonce du festival par Céline Jacques le 16 septembre.
- Les Inrockuptibles   : Annonce par Fabienne Arvers le 15 septembre.
- Politis   : Une page d’interview d’Anne-Françoise Cabanis par Gilles Costaz

Des papiers suivront par des journalistes présents au festival : L’Humanité, Le Parisien, Libération, La Croix, l’AFP, La Libre Belgique…


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dom
13
set
2009

Speciale di due pagine su La Repubblica

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sab
12
set
2009

Chers amis

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Chers amisDu 18 au 27 septembre prochain aura lieu le Festival Mondial des Théâtres de Marionnettes à Charleville-Mézières, le festival de marionnette le plus emblêmatique au monde.  La Région Piémont  a été invitée à participer, grace à l’articulation des projets, des propositions, des initiatives qui la positionnent aujourd’hui à l’avantgarde du panorama italien du théâtre de marionnette.
Le parcour-exposition,  les 11 compagnies avec 14 productions differents, plus de 40 représentations mises en scène avec ETRE MARIONETTE dans l’espace théâtre du Forum (22-27 septembre)  dédié au Piémont, mais aussi dans le rues de Charleville (20-27 settembre), témoignent une production artistique active et l’existence en région d’un “système marionnette”, capable de valoriser, aux côtés des formes traditionnelles, toutes les expériences expressives de la scène contemporaine. 
Nous vous attendons à ETRE MARIONNETTE pour y découvrir de nouvelles aventures artistiques

A TRES BIENTOT
Georgina Castro Kustner et Damiano Privitera 
La Terra Galleggiante – Teatro Alegre
Programme
http://www.regione.piemonte.it/piemontedalvivo/marionnettes/dwd/programma.pdf
Invitation
http://www.regione.piemonte.it/piemontedalvivo/marionnettes/dwd/invitation.pdf
Direction artistique et organisation
La Terra Galleggiante +39.0121.794573
georgina@teatroalegre.it
Dès 20 septembre: +33.606697249
 
Attachée de presse
Livia Siciliano -   livia.siciliano@gmail.com
+39.0121.74067    +39.3401474769
Dès 20 septembre:  +33.606621296
 
Matériel pour la presse
www.regione.piemonte.it/piemontedalvivo/marionnettes/pressarea.htm


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mer
26
ago
2009

Entretien avec Anne-Françoise Cabanis, directrice du festival

Passée par la Ferme du Buisson et les Giboulées de Strasbourg, Anne-Françoise Cabanis n’est pas une nouvelle venue dans le monde de la marionnette. Elle prend les rênes d’un festival encore troublé par la disparition de son fondateur, Jacques Félix, décédé en janvier 2006. Avec deux priorités : professionnalisation et rajeunissement.


Dans les grandes lignes, pouvez-vous nous rappeler votre parcours ?
Mon parcours peut se résumer à vingtcinq
ans aux côtés de la création, marionnette,
théâtre, jeune public, musique.
De plus, j’ai la chance de réaliser exactement
le métier que je rêvais de faire
à l’âge de 15 ans : mettre en contact les
oeuvres de notre temps et les publics !
C’est un véritable engagement. J’ai passé
de passionnantes et nombreuses
années à la Ferme du Buisson (scène nationale de Marne-la-vallée),
en région parisienne, avec Fabien Jannelle. C’était formidablement
dynamique : la création d’un lieu, la constitution d’un public, la
production, la naissance de Lieux Publics (centre de ressources
pour les arts de la rue), la création d’un festival jeune public, les
plateaux danse… Je me suis frottée à tous les aspects de notre profession.
Après les années « Ferme du Buisson » et la direction d’un
lieu plus modeste, j’ai quitté l’institution pour travailler en intermittente…
Direction artistique sur des festivals (Les Giboulées de
la marionnette à Strasbourg, Les Rythmes du Marais à Paris) et, en
tant que chargée de production, j’ai monté de nombreux projets
artistiques. Je connais donc très bien les problématiques et les
enjeux des compagnies. J’ai fait également beaucoup de diffusion…
Il y a vingt-cinq ans, la Ferme du Buisson n’avait pas les bâtiments
que l’on connaît aujourd’hui. De nombreux marionnettistes sont
venus « poser leurs oeufs » dans les nids que nous offrions et travailler
chez nous… Jean-Pierre Lescot, Christian Chabaud, François
Lazaro, les Dougnac, Les Monestier, Philippe Genty, Massimo
Schuster, Amoros et Augustin… ont été accueillis à La Ferme du
Buisson, où j’ai découvert et accompagné les nouveaux territoires
de la marionnette.
J’ai fait également beaucoup de formation à la médiation culturelle,
avec des publics enthousiastes, pour des conseils généraux,
des villes ou des organismes de formation professionnelle. Avec
Dominique Berody, le directeur de la Biennale Heyoka liée au CDN
de Sartrouville, nous avons également monté des projets autour
des écritures contemporaines.
Je suis très attachée au public. Ce qui me permet de dire que toute
proposition même très pointue trouve toujours son public. Cela, je
l’ai appris de Christian Gangneron, fondateur de l’Arcal (Atelier de
Recherche et de Création d’Art Lyrique), qui sait passionner les
foules avec l’opéra contemporain ! J’aime tout ce que je ne connais
pas, tout ce qui est difficile, le chemin du pont des arts qu’il faut
se donner la peine de traverser pour connaître l’autre rive !
La nomination d’une directrice représente un événement inédit à
Charleville, festival qui a longtemps été dirigé par son fondateur,
Jacques Félix. Quelle volonté cette nomination traduit-elle ?
La mort de Jacques Félix a laissé tout le monde un peu démuni…
Mais de façon affirmée, avec une unanimité rare, les financeurs
(État, région, département, ville) ont fait savoir qu’ils souhaitaient
un professionnel à la tête du festival. Ils ont accepté d’apurer les
déficits à cette seule condition.
L’idée de la professionnalisation est relativement récente à
Charleville… Le festival a longtemps fonctionné sans équipe technique
(jusqu’en 2003). Et il a aujourd’hui une équipe logistique
essentiellement composée de bénévoles.
Je pense qu’il faut retrouver l’esprit de Jacques Félix – le respect de
la marionnette et des marionnettistes. Esprit qui, au fil des années,
s’était un peu distendu. Tout en sachant que le monde de la culture
et du spectacle a considérablement évolué : il s’est professionnalisé
et impose le respect des conditions techniques, des conventions
collectives et une connaissance des problèmes d’Urssaf, de
contrats, de billetterie… – que l’on ne peut plus ignorer aujourd’hui.
En termes budgétaires, comment s’annonce cette édition 2009 ?
Le budget 2009 est en reconduction par rapport à 2006. Les quatre
partenaires se sont répartis la charge de mon poste. Ce qui ne
donne pas de moyens supplémentaires pour la programmation.
Avec environ 75 000 billets payants, Charleville réalise environ
40 % de recettes propres, ce qui est considérable. Je suis donc
obligée de garder une offre suffisante en termes de public, pour
équilibrer le budget. Cela ne laisse pas beaucoup de place au
risque, mais on ne peut pas tout faire en même temps…
L’un des problèmes bien connus de Charleville-Mézières est le
manque d’équipements dédiés…
On équipe les gymnases, les cours… Et c’est évidemment très coûteux.*
Il y aurait urgence à réfléchir à une planification des équipements
de salles, voire à la création d’une salle de grande envergure.
L’administration du festival reste dans les locaux des Petits Comédiens
de Chiffons, à côté des locaux de l’ESNAM (École nationale
supérieure des arts de la marionnette). Nous sommes quatre permanents,
mais un poste d’administrateur fait cruellement défaut.
Notamment pour engager le festival dans des coproductions, ce
que j’aimerais faire.

Dans un contexte général de récession, les enjeux de cette édition
paraissent énormes ?
Il y a des enjeux locaux évidents. Mais au-delà, il y en a aussi pour
toute une profession, mobilisée autour du mythe Charleville.
Charleville est le lieu où la marionnette a été révélée, avec ses véritables
enjeux esthétiques, artistiques et politiques. La venue des
troupes de l’Est, à l’époque, n’était pas anodine ! Les marionnettistes,
même ceux qui ne sont pas programmés au festival, viennent
pour se rencontrer, pour discuter, pour échanger… Ce festival
a une aura magnifique. La marionnette est un champ artistique
longtemps resté sur les marges. En conséquence, les professionnels
ont besoin de se resserrer, d’avoir un endroit à eux. Je pense que
c’est aussi ce qu’il faut réussir à préserver dans ce festival : innovations
certes, mais rencontres également. Nous allons privilégier les
endroits de convivialité où l’on puisse poser des problématiques,
donner du sens à ce que l’on fait, prendre le temps de l’échange…
comptez-vous vous y prendre ?
Il faut laisser les jeunes prendre des responsabilités, se tromper,
créer des réseaux… s’amuser ! J’aimerais aussi que l’on retrouve cet
esprit à Charleville.
Je pense que la marionnette est véritablement un objet dont les
jeunes peuvent s’emparer, et au travers duquel ils peuvent s’exprimer.
Nous ne sommes pas loin de la culture BD. Les nouvelles
technologies sont également complètement à l’oeuvre dans les
créations des jeunes marionnettistes. Nous allons accueillir beaucoup
de jeunes artistes et j’aimerais qu’ils rencontrent des publics
de leur âge. La marionnette n’est ni infantile ni réservée aux adultes
sages… Il faut vraiment ouvrir les portes ! Juste une anecdote : nous
avons ouvert un site Facebook. En deux jours, il y avait plus de trois
cents amis ! Cela signifie que le festival parle à toute cette génération
de jeunes utilisateurs d’internet.
La marionnette, dans l’inconscient collectif, est un art très populaire.
Elle l’est réellement. Par son histoire, mais pas seulement.
C’est un peu comme la musique contemporaine. C’est un art qui
est très en phase avec l’appréhension du monde dans lequel nous
vivons. La marionnette réunit ces deux éléments, le populaire et le
contemporain, au sens noble du terme.
L’idée n’est pas de faire un « Avignon de la marionnette » ?
C’est plutôt de faire un Cannes de la marionnette. À Cannes, il y a
de tout et de la place pour tous, de façon visible et repérable : des
sections, de l’art et essai, des choses un peu moins pointues, des
propositions grand public… Il y a aussi un marché, une économie.
La thématique de cette édition, ce sera « la marionnette au centre
des arts ». Quelle évolution ce choix traduit-il ?
Le grand chambardement a été quand la marionnette est partie à
la conquête de l’espace. La marionnette ne joue plus dans le
castelet fermé mais dans l’espace scénique. Après, on peut décliner
toutes les variations possibles : grandes formes, petites formes…
Découlant de cette évolution, on trouve le marionnettiste à vue
qui peut être danseur, acteur, jongleur, à charge pour lui de nous
démontrer la relation qu’il entretient avec ses marionnettes et de
définir leurs places respectives dans l’espace. La marionnette ne
doit pas être schizophrène et centrée sur elle-même. Forcément,
elle écoute ce que font le théâtre, la danse, la musique ou les arts
du cirque. Même si ces relations se redéfinissent chaque jour.
Aujourd’hui, le marionnettiste a accédé à un double statut, d’acteur
et de manipulateur, ce qui ne va pas sans difficultés. La marionnette
est en lien évident avec toutes les problématiques posées
par la danse contemporaine et avec les recherches sur le corps et
l’objet… Comment rendre un objet animé ? Problématiques qui se
croisent avec celles de la danse, avec la façon dont le corps est
impliqué dans la vie donnée à l’objet, qu’il soit figuratif (poupée)
ou objet du quotidien. On a pour habitude de classer le travail des
ombres dans la catégorie marionnette. Ce travail relance le dialogue
avec les nouvelles technologies, les images virtuelles et
numériques. En fait, la marionnette est résolument moderne.
Moderne et contemporaine. La marionnette traduit cela à sa
façon, avec des jeux d’échelles passionnants.
La rencontre avec les Québécois, les Chiliens, les Belges francophones,
traduit-elle des opportunités ?
Les éditions précédentes invitaient sans doute davantage de pays,
mais de façon un peu aléatoire, un peu dispersée… Il m’a semblé
plus intéressant, de mettre en lumière l’état de la création ou de
la tradition, de pouvoir mener une réflexion sur la présence et la
place de la marionnette dans telle ou telle contrée : le Québec, le
Chili, la Wallonie.
Il y a aussi des Anglo-Saxons qu’on ne connaît pas du tout, des
Australiens, des Sud-Africains, des Américains… Le contact s’est-il
établi par le biais de l’Union Internationale de la Marionnette
(Unima) ?
Pour les Australiens, oui, parce que j’avais eu des retours sur le congrès
de l’Unima qui s’est tenu à Perth, en avril 2008. La Sud-Africaine
Aja Marneweck est une jeune femme qui a effectué un stage à
l’Institut, et qui a envoyé un dossier au festival… Le lien avec
Charleville reste une référence pour les marionnettistes du monde
entier. À ce propos, sur quelles bases s’établissent les relations entre le
festival et l’Institut ? Lors de l’édition 2006, l’Institut avait eu une
programmation parallèle, centrée autour des nouvelles technologies…
Nous partons Lucile Bodson, directrice de l’Institut, et moi-même
sur l’idée que nous travaillons dans la même direction, pour une
égale défense de la marionnette. On peut décliner différemment
nos actions, en sachant que nous nous situons sur un territoire
commun que nous partageons bien volontiers. Tout est lié :
recherche, formation, diffusion (festival)… C’est un parcours qui a
une logique, une cohérence évidente. Et qui permettra de renforcer
le pôle marionnette de Charleville-Mézières.
Dernière question, comment le festival s’articule-t-il par rapport
aux Saisons de la marionnette, et notamment par rapport à TAM
TAM, événement programmé sur toute la France, du 14 au 18
octobre ?
C’est un regret, car ça ne s’articule pas tellement. TAM TAM démarrera
quinze jours après la fin du festival. Toutes les compagnies
étrangères qui auraient pu être diffusées dans ce cadre-là vont
repartir… Ce que l’on peut tout de même dire, c’est que les Saisons
seront présentées pendant le festival. Nous leur servirons de tremplin
et nous nous en réjouissons !


Propos recueillis par Mathieu Braunstein


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mar
18
ago
2009

Lo spazio piemontese di Etre marionnette: il Forum

salaforumBR.bmpforumBR.jpg 

Ecco le foto e la piantina dello spazio messoci a disposizione dal Festival mondial de thèatres des marionnettes: il Forum (18, av Jean Jaurès – 08000 Charleville-Mézières) che ospiterà 13 spettacoli e un ricco spazio espositivo, oltre ad uno spazio convivialità dedicato alla scoperta del Piemonte enogastronomico.

Negli spazi del Grand Magasin (rez de chaussée) inoltre, l’editoria piemontese di settore – la più prolifica in Italia – trova visibilità accanto a quella internazionale. 


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sab
8
ago
2009

Il visual di Charleville

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E’ Damiano Privitera – direttore artistico insieme a Georgina Castro Kustner dello spazio che il Festival Mondial des thèatres de marionnettes di Charleville-Mézières dedica al Piemonte – l’autore dell’immagine che sarà il visual dell’esperienza del nostro teatro di figura oltralpe.

Ecco come lo racconta:

“Etre Marionnette: un’asserzione che nella sua duplicità di lettura rispecchia il senso vero di queste persone lavoratori della marionetta, del burattino, dell’ombra che nella ricerca e ricreazione di se stessi trovano un “essere marionetta” in grado di rappresentarli al di là delle intenzioni, in cui il valore vitale aggiunto è quello che gli dà il pubblico, nella sua implicazione emotiva, forse ingenua, di credere ad un miracolo sfuggevole e imprevisto: la creazione della vita. Su questa utopia il teatro di figura piemontese da tempo, forse inconsciamente ma virtuosamente,   investe e si confronta in un percorso di crescita che ha portato alla nascita di un’opzione “teatro di figura” contemporaneo. In questa interpretazione l’approfondimento drammaturgico e l’innovazione del linguaggio sono perseguiti in modo naturale, quasi fosse questa la vera tradizione piemontese, la caratteristica storica del nostro teatro delle marionette; forse è il contesto generale della regione che porta ad una contemporaneità da sempre: la tecnologia dell’industria meccanica, l’informatica, l’informazione, l’arte contemporanea. Tutto ha influito e influisce sullo stile piemontese: un’apparente immobilità che nasconde invece un crogiuolo di idee, di passioni, di intuizioni. Questa attitudine è l’ossatura robusta su cui il lavoro degli artisti poggiano la loro creatività e il loro slancio passionale; un punto di vista che rimanda sicurezza per un linguaggio, quello delle figure, difficile e tanto “inumano” quanto nello stesso tempo così profondamente intimo, rivelatore e smascheratore dell’anima. Un teatro che così facendo vuole emergere da quell’alone di teatro comodamente infantile, o peggio, banale; un teatro che deve tornare ad essere recepito per le sue reali intenzioni.”


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mar
7
lug
2009

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